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Tirando le somme. La questione era: “Esiste la possibilità di percepire un mondo oggettivo?”
Ma forse, in psicoterapia, a volte siamo saliti troppo di livello.
O forse ci siamo dimenticati di scendere.

 

Un fatto meno opinabile è che esiste una percezione soggettiva delle cose.
Potremmo asserire:
1) esiste la percezione soggettiva delle cose
2) essa può non aderire alla realtà oggettiva delle cose
3) compito della psicoterapia NON è necessariamente far aderire la prima alla seconda

 

Il dibattito potrebbe concentrarsi su: “Come giudichi se esista una realtà oggettiva delle cose, o perlomeno se essa sia percepibile o meno?”. Ma tutti e tre i punti rimarrebbero comunque in piedi.

 

Mi sembra che, in psicoterapia, qualcosa di molto utile che ci portiamo dal costruttivismo e da altre posizioni relativiste non sia tanto il dibattito sul “se una realtà oggettiva sia più o meno percepibile”, quanto la centralità del soggetto e il suo ruolo nel cambiamento.
L’inclusione nel 2006, da parte dell’APA, delle preferenze del cliente nella scelta e nell’uso dei metodi evidence based, e la spinta alla personalizzazione delle psicoterapie, mi sembrano in parte un sobrio risultato delle posizioni costruttiviste del secolo scorso.

 

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