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2 febbraio 2026. Jeff inizia con una formula che riconosce le origini, chi c’è stato prima di noi, chi ci permette di essere qui. Vorrei che il mio inglese fosse migliore, but I can catch the Sensei.

 

È la seconda volta che ci ritroviamo tutti insieme. Stavolta siamo tutti dietro uno schermo. Alla fine della serata, Michael dirà: “Sul finire degli anni ’80, quando Moshe, Bob ed io iniziammo tutto questo, non avrei mai creduto che quarant’anni dopo sarei stato in contatto con persone dall’Australia, dall’India, dall’Italia, dall’Inghilterra, dal Texas, dall’Illinois, dalla California e dal Canada, a parlare di come organizzare i futuri Simposi di Terapia a Seduta Singola.”

Sorridiamo tutti. Un attimo di silenzio prima che Jeff chiuda la sessione, rimandandoci a giugno.

Penso che sul finire degli anni ’80 avevo otto-nove anni. Mi chiedo dove sarò tra quarant’anni.

 

Così inizia il primo incontro costitutivo di un gruppo internazionale di colleghi e colleghe, creato dai Direttori e co-Direttori dei Simposi di Terapia a Seduta Singola.

Ne fanno parte:

* Jeff Young & Pam Rycroft (Australia, I e III Simposio)

* Arnie Slive & Nancy McElheran (Texas e Canada, II Simposio)

* Flavio Cannistrà & Valeria Campinoti (Italia, IV Simposio)

* Jessica L. Schleider & Andy Rapoport (Illinois, V Simposio)

* Sarah Lewis & Jasmine Joseph (Inghilterra e India, VI Simposio, 2027)

* Michael F. Hoyt e Moshe Talmon (California e Israele, membri onorari)

 

Moshe non c’è, comprensibilmente. Valeria nemmeno. “È colpa mia” dico, dopo aver chiesto la possibilità di includerla nel Comitato. “Come co-Direttrice, e come tutti i membri del Team dell’Italian Center, ha fatto un gran lavoro per il IV Simposio. Avrei dovuto proporre la sua candidatura prima, scusate.”

Mi sorridono.

Si vota per alzata di mano.

Valeria è ufficialmente dentro.

 

“Dunque siamo d’accordo” dice Jeff alla fine. “Il nome del gruppo sarà: Single Session Symposia Advisory Group. Il suo obiettivo: supportare e consigliare gli organizzatori dei futuri Simposi, oltre a favorire la ricerca di futuri candidati.”

Di nuovo un’alzata di mani.

È deciso.

Il primo comitato internazionale di Terapia a Seduta Singola è stato ufficialmente creato.

 

Non concepisco ancora quello che sto concependo ora, mentre scrivo. Per la prima volta da quando Talmon, Hoyt e Rosenbaum hanno iniziato a parlare di TSS si costituisce formalmente un gruppo internazionale che ha lo scopo di far proliferare la TSS e le sue idee in tutto il mondo.

E io faccio parte di questa cosa.

Devo dirlo ad alta voce, perché è strano, un piccolo shock in cui sono ancora immerso. Mi piacerebbe dire “Ho lavorato molto per arrivare fin qui “, ma mi sembra di essermi steso sulle acque di un fiume che mi ha gentilmente portato a valle, giù verso il mare. È il fiume di tutte le persone e gli eventi che si sono susseguiti nel corso degli ultimi dieci anni.

Dieci anni. Esattamente dieci anni fa, il 2 febbraio del 2016, scrivevo a Michael di aver appena comprato il biglietto aereo per San Francisco, per partecipare al mio primo workshop in TSS con lui, quattro giorni dopo. Il giorno prima avevo rivelato la stessa cosa a Federico, Angelica, Pier Paolo e Francesca: ci saremmo dovuti vedere venerdì per una riunione su ICNOS. Ero così incerto di partire (mi avevano dato il mio primo passaporto sei giorni prima e l’ESTA qualche giorno dopo) che avevo tenuto tutto per me, fino all’ultimo.

Nessuno di noi cinque aveva idea di come sarebbero cambiate le cose per tutti da quel momento in poi.

 

“Vorrei cominciare col dire una cosa” commenta Nancy. “Sono grata di essere qui, sono molti anni che percorro questo viaggio nella Terapia a Seduta Singola. Ma ora il mio coinvolgimento è comprensibilmente ridotto. Ora vedo le nuove generazioni e mi chiedo: ‘Cosa posso dare io a loro?’ Penso che oggi sia di più ciò che possono dare loro, anziché noi. Grazie.”

Non sono sicuro di aver compreso correttamente ogni parola, ma mi arriva il senso. Vedo Nancy da giovane, una trentenne che cammina affrettata per le strade di Calgary, in Canada, con un plico di fogli sotto un braccio e una borsa nell’altra mano. C’è il sole, fa fresco, sono gli anni ’90. Nancy sta costruendo, insieme ad altri nel mondo, tutto quello che ci porterà ad oggi. Ma non lo sa.

 

La portata può essere enorme. Le generazioni che ci hanno preceduto ci stanno dando consapevolmente il testimone di ciò che verrà nella TSS nei prossimi 30 anni (accompagnandoci, thanks God, nel processo).

Io sono qui, ma con Valeria siamo rappresentanti dell’Italian Center for Single Session Therapy, che a sua volta sente la responsabilità di essere una delle voci della “nuova generazione” (mentre, ancora, impariamo da quelle voci che ci hanno preceduto).

 

Ascolto, dico qualcosa, ascolto ancora. Prendo appunti sul mio taccuino. Nei discorsi con Michael, nelle email di Moshe, nelle parole di Nancy, nella gentilezza di Arnie, nell’attitudine di Jeff, sento tutta la loro stima nei confronti dei “giovani”. La sensazione che si possa sbagliare qualcosa c’è. Non so cosa, né come… ma fa bene, va bene: è il sensore che ti avverte se stai andando fuori rotta.

 

Sono le 22:00. Tutto è deciso. Tutto è in divenire.

Ci salutiamo, Jeff chiude la chiamata.

Rimango di fronte allo schermo. Lio salta sulla scrivania e miagola affamato. Lo coccolo. Sospiro. Sorrido. Abbasso lo schermo.

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