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Immagina che domani ti svegli ed è avvenuto un miracolo.

Domani ti svegli e hai trovato una tua serenità, senza di lui, un tuo equilibrio, una tua tranquillità, quasi quasi sei anche contenta della vita che fai, sei anche felice della vita che fai, non ti sei accorta di niente perché dormivi.

Che cosa noterai allora di questo miracolo appena sarai sveglia?

Paola guarda intensamente Valeria, una donna milanese di 40 anni, bella intraprendente, stimata in ambito lavorativo che da un anno vive a Roma con l’uomo con cui ha trascorso gli ultimi dieci anni della sua vita, e che ora le ha chiesto di fare una pausa.

Quando l’ha fatto Valeria è entrata in crisi: non riesce a concentrarsi sul lavoro, mangia poco, dorme malissimo e ha iniziato a pensare ossessivamente che ora la cosa migliore da fare forse è ammazzarsi, lo ha pianificato pure, in ogni singolo dettaglio, e Paola è la sua ultima spiaggia.
E Paola le chiede di immaginarsi un miracolo.

“Mi sveglierei senza angoscia” dice Valeria, “leggera”.
“E cosa farai?” risponde Paola.

Paola le chiede qual è la prima cosa che fa, va alla ricerca di dettagli, dettagli di quel giorno miracoloso su cui orientare Valeria, un miracolo, un giorno miracoloso, in cui Valeria non sarà più vittima della propria angoscia.

“Riesco ad avere voglia di iniziare la giornata” dice Valeria.
“E cosa fai di diverso rispetto a prima?” incalza Paola.

“Ricomincio a mangiare” risponde Valeria, e allora Paola le chiede “che cosa mangerai?Per esempio”.

“Un po’ di tutto” dice quella.

Paola insiste, le chiede cosa altro noterà nella giornata che le farà dire che è avvenuto il miracolo.

Valeria dice che nei giorni del miracolo, se fosse stanca, dopo il lavoro se ne andrebbe a letto, ma senza pensare, senza i pensieri ossessivi verso di lui, e che, se non fosse stanca, se ne andrebbe fuori, conoscerebbe gente.

“E cos’altro?” chiede Paola.

In un circolo virtuoso Paola indirizza Valeria a descrivere lo scenario senza il problema, uno scenario in cui lei vorrebbe essere, lo scenario che desidera, lo scenario della tranquillità, dell’equilibrio, della contentezza senza di lui.

Valeria si lascia indirizzare, parla dell’entusiasmo che ritroverà, dell’assenza del desiderio di suicidio, della volontà di uscire, di stare fuori con la gente, di mangiare.

E poi Paola le chiede: “Su una scala da 0 a 10, dove 10 è il giorno dopo il miracolo e 0 è l’esatto opposto, dove ti trovi oggi?

Valeria afferma affranta “Meno 10”.

“Può darsi” dice Paola, “ma mentre parlavi io ho avuto una sensazione diversa, quindi pensaci bene, dove ti senti oggi?”.
E allora Valeria risponde: “4, oggi credo di essere a 4”.

È l’inizio della risalita: Paola le chiede le cose che le fanno dire di esser a 4 e non a meno, di essere su quel gradino e non su un gradino più in basso, e poi continua, facendole descrivere le cose che noterà quando si troverà un gradino più in su.

Da quella seduta e nelle poche altre che saranno necessarie Valeria inizierà a salire quei gradini, si riprenderà la sua vita, smetterà di pensare al suicidio, smetterà di pensare a lui e ritroverà il suo equilibrio.

È un bel caso questo, raccontato nel libro “Terapia Breve centrata sulla soluzione” da Paola Biondi, è uno di quei casi che ti permette di vedere che le risorse sono all’interno delle persone ci sono sempre, ce l’abbiamo sempre, quello che deve fare il terapeuta è fare le domande giuste per aiutare la persona a tirarle fuori.

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