Quale forma di psicoterapia è più efficace?
Quella che dice al paziente cosa fare o quella che glielo lascia scoprire?

Ci sono Terapie Brevi e psicoterapie in generale che partono da presupposti molto differenti, e ti dovresti fare questa domanda. Ti dovresti cioè chiedere cosa è meglio.
Perché partiamo per esempio dalla Terapia Strategica e dalla Terapia Breve Centrata sulla Soluzione:
hanno entrambe un background comune: epistemologia post-moderna, teoria sistemica, Milton Erickson…

Però sono anche molto diverse come, per esempio, nel ruolo del terapeuta.

Nella strategica potremmo dire che è un abile suggeritore, che mostra alla persona come uscire dalla rete, e
nella Solution Focused è un abile facilitatore che aiuta la persona a trovate le proprie soluzioni.

Ma cosa è meglio?

Ci fossero dati incontrovertibili che ci dicessero che una scelta è meglio dell’altra, un approccio è meglio l’altro,
li seguiremmo.

Però non ci sono, anzi sul fatto che spesso sia meglio suggerire oppure lasciar scoprire si innescano delle posizioni ideologiche, politiche, ideali più che basate sui fatti.
Quindi che devi fare? A mio potere, manco a dirlo, ti devi allineare con la persona.

Ragazzi, non ce n’è. Io continuo a battere su questo chiodo, è la persona, chi hai di fronte che fa la grande differenza, una grande differenza nella psicoterapia.

E quindi? E quindi ci sono persone con cui un processo di scoperta autonomo non diretto da qualcuno, come appunto nel caso della Terapia Breve Centrata sulla Soluzione, è la cosa migliore che puoi fare, a volte l’unica cosa che puoi fare.

Migliore nel senso che è più efficace o più efficiente o magari anche più etico, ma ci sono altre persone con cui è più efficace e più efficiente lanciargli il proverbiale salvagente di Paul Watzlawick e condurle dove l’acqua è più bassa come, per esempio, si fa nella Terapia Strategica.

Ovviamente, anche in questo secondo caso, l’etica viene prima di tutto.

Ma ti dico di più: ci sono persone con cui all’inizio magari è meglio utilizzare un approccio più diretto e dopo lasciar scoprire a loro le proprie risorse, ad esempio, prima le conduci a interrompere le proprie soluzioni disfunzionali e dopo le lasci più libere di capire dove vogliono andare e di scoprire come andarci.

Oppure ci sono persone che sentono il bisogno di trovare la propria strada, il proprio “modo di”,  magari non sono neanche del tutto consapevoli, vengono con l’idea del “dammi dei compiti” ma poi non li seguono perché devono essere, devono sentire di poter avere spazio di manovra, però in alcuni casi devi invece essere più direttivo e aiutarli, magari bloccando dei comportamenti che sono disfunzionali e che continuerebbero a mettere in atto.

Parafrasando Chris Iveson con una citazione dal nostro libro “Terapia Breve Centrata sulla Soluzione” qui è dove falliscono tutti i manuali di psicoterapia, perché non puoi manualizzare l’unicità di chi hai di fronte.
Quindi il mio suggerimento è quello di adattare uno dei due metodi a chi hai di fronte e il modo in cui farlo…
…forse hai bisogno di capirlo da te.

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