Sara entra nello studio con una promessa: “Da oggi devo reagire”.
Vittima di stalking da troppo tempo, quell’uomo gentile, affabile che aveva conosciuto in un caffè con cui aveva iniziato una relazione, si era trasformato in un mostro.
Un’ombra era scesa su di lui e la vita di Sara si era trasformata in un inferno.
C’è stato ovviamente l’allontanamento, persino il coraggio di parlarne con i suoi genitori, però non era bastato.
Proprio come un’ombra, l’uomo era diventato una presenza inquietante.
Messaggi, telefonate anonime, appostamenti. Conosceva tutti i posti dove aspettarla.

Così Sara ha cominciato a limitare la propria vita.

Niente più uscite con le amiche, niente più palestra. Quando andava in giro era sempre accompagnata. Persino il lavoro era diventato un problema.

Ma ha avuto qualche interazione con lui? “Certo” dice Sara, gli ha parlato, “ho fatto anche la voce grossa, ho usato la razionalità, le minacce, chiamare i carabinieri”.

Ovviamente ha rifiutato ogni invito dell’uomo, ma non è bastato.

Questo non ha impedito a quell’uomo “galante” di continuare, di insistere, persino di recapitarle dei regali al lavoro.

A questo punto la terapeuta le fa notare una cosa: ogni sua comunicazione, ogni sua interazione, ogni suo rifiuto, ogni suo modo di comunicare con lui, anche la voce grossa, non ha fatto sì
che l’uomo si fermasse, anzi, ha fatto sì che l’uomo insistesse ancora di più.

Come dico sempre a queste pazienti, tutte le volte che dal tuo castello invii qualche messaggio allo stalker, che sia un messaggio di pace, un messaggio diplomatico,
persino un esercito che gli marcia contro, lui vedrà sempre e solo una cosa: hai abbassato il ponte levatoio.

Così la terapeuta le suggerisce una strategia: non più il rifiuto, ma una totale congiura del silenzio.

Niente più risposte ai suoi messaggi, niente più spiegazioni, niente più minacce.
Sara non deve avere più nessuna interazione con lui. Persino con i suoi regali, li può prendere e buttare. Non deve farsi più viva.

Per quanto ne possa sapere lui, Sara potrebbe benissimo essersi semplicemente volatilizzata.

In poche settimane il risultato è questo: i messaggi dell’uomo dopo una prima insistenza cominciano a diradarsi fino a che
scompare del tutto.

Il lavoro, a quel punto, della terapeuta con Sara, sarà quello di portarla gradualmente a superare quelle ansie che si era
costruita, che si erano alimentate con quella situazione e riprendersi in mano la sua vita.

Quando lessi questo libro: “Stalking” di Barsotti e Desideri, che non mi danno una lira per parlarne ovviamente, mi colpì per la sua apparente semplicità, eppure da allora ho applicato più volte le strategie descritte in questo libro, ovviamente, implementandole con altre strategie ma seguendo di base sempre la stessa tattica.

Con lo stalker, con la vittima di stalking, oltre a tutto ciò che, ovviamente, mette in sicurezza la sua vita, una tecnica
fondamentale è la congiura del silenzio o in generale lo sparire, non avere più interazione con…

Infatti, accanto alla tecnica della congiura del silenzio, che ho descritto nell’omonimo video, c’è proprio l’idea di tagliare tutti i
ponti.
Come illustra il caso, l’idea è che lo stalker abbia come delle lenti distorcenti e che interpreti qualunque comunicazione,
qualunque interazione della persona come un invito ad insistere.
Sparire nel nulla allora è un modo per ovviare a questo problema, passando dal “non ti voglio più vedere” al più pragmatico “non farsi vedere più”.

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