Sicuramente conosci l’importanza di trovare una nicchia. Ti specializzi, diventi bravissimo a fare quella cosa e via, ma c’è un rischio in questa realtà, che in realtà è già una realtà: l’iperspecializzazione.

Diventare super esperti di qualcosa è un bene a patto che non ci perdiamo l’aspetto generale. Non è una cosa nuova questo rischio, anzi, il fatto che da un po’ di tempo vadano molto gli approcci olistici è una delle risposte all’iperspecializzazione che c’è ormai da diversi decenni, e fai attenzione ad una cosa: non è una questione che riguarda solo il mondo della sanità.

Si trova in tanti ambiti per ragioni diverse, ma arrivando sempre allo stesso risultato: sta emergendo sempre più la necessità di considerare la persona globalmente.

D’altronde se ci troviamo a sapere tutto di depressione ma poco e niente di famiglia, i rischi poi sono evidenti. Ci focalizziamo sul singolo albero ma ci perdiamo tutta la foresta.

Il rischio peraltro lo vedo abbastanza vicino a quella critica che veniva fatta alla psicoanalisi dai movimenti sistemici che era il fatto di concentrarsi solo sulla monade. Lo so che come presentazione professionale è bene farsi vedere come specialisti di un settore, ma ciò non contraddice e non nega la necessità di essere globalmente competenti.

Io spero che naturalmente arriveremo a una via di mezzo, devi essere specializzato ma devi anche studiare per sapere chi è, come è fatta, come funziona la persona in generale, e qui ricordati una cosa: già Milton Erickson ci ricordava che tutti i terapeuti, lui diceva i rogersiani, i gestaltici, gli psicodinamici, i comportamentali… devono tenere in mente una cosa di nuovo: a parità di problema la terapia per la persona A sarà differente dalla terapia per la persona B che sarà differente dal terapia per la persona C.

Quindi puoi capire da te una cosa: puoi specializzarti in un problema, in un’area, ma non significa che sarai specializzato nelle persone.

Ogni tanto qualcuno mi chiede “Flavio come faccio ad apprendere queste cose che dici? Come faccio a diventare più globalmente esperto? Ecco, a me sembra di dare un consiglio incredibilmente banale: studia.
Al di là degli anni di esperienza una grande differenza tra me e ad esempio i miei studenti sta qui, non nel numero di neuroni che abbiamo in testa che è lo stesso, ma in quanti libri abbiamo letto e quante esperienze abbiamo fatto lo studio e l’allenamento sono differenti dalla performance, cioè dal fatto di fare terapia, e io trovo costantemente esempi e riferimenti e idee quando studio e quando faccio esperienze e formazioni che mi permettono di migliorare di volta in volta.

Non c’è infatti un punto di arrivo proprio per quanto abbiamo detto sopra.

Le persone sono diverse e per quante ridondanze troverai di volta in volta, troverai anche sempre delle differenze.

Questo ad esempio è il motivo per cui la nostra scuola di specializzazione segue un approccio sistemico e strategico.

Sistemico perché devi saper lavorare con diverse configurazioni,, interazioni, setting… strategico perché devi saper adattare la strategia all’individualità di chi hai di fronte.

Non puoi saper far bene una sola cosa, o meglio, devi saper far benissimo una cosa perché non puoi saper far benissimo tutto, ma devi anche saper gestire…
…la complessità.

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