Qual è l’intervento più semplice con un paziente depresso?

Bloccare ciò che mantiene la depressione.

Continuando nel mese della depressione, visto  che dedicherò un po’ di video per tutto giugno e la prima settimana di luglio alla depressione, andiamo a vedere
che cosa Steve De Shazer diceva alle persone che gli dicevano di essere depresse. “E quando non sei depresso” chiedeva De Shazer, Come ti comporti?”.

Nel momento in cui mettiamo la persona in condizione di attuare quei comportamenti che mette in atto quando non è depressa, di fatto non sarà più depressa. Ma Flavio, La depressione è un disturbo dell’umore, non puoi cambiarla semplicemente chiedendo alla persona di fare qualcosa di diverso, dirà lo psicologo poco attento. Immagina questa scena: Sei felice e vai ad una festa, ma nel tragitto ti prende un’idea assurda. Decidi che alla festa te ne starai in un angolo tutto il tempo senza ballare, senza mangiare, senza bere, senza parlare con nessuno e rimuginando costantemente su tutti gli aspetti negativi che possono avere le persone che vedi passare di fronte a te durante la festa. Secondo te, finita la festa, sarai ancora felice? Naturalmente questa non è la soluzione alla depressione, ma è qualcosa che gli psicologi dovrebbero conoscere molto bene: quello che fai influenza quello che senti. E ciò che fai e che senti ti permette di costruire nuovi significati su di te, sugli altri, sul mondo… Steve De Shazer lo sapeva bene e la sua idea partiva proprio da qui: far fare alle persone qualcosa di differente. Se hai letto il mio ultimo libro “Terapia Breve centrata sulla soluzione – Principi e pratiche” sai che De Shazer enucleò tre principi chiave di ogni psicoterapia. Il primo principio è che se qualcosa non
è rotto non va aggiustato. Non mi spendo troppo su questo principio che si spiega da sé.

 

Diciamo semplicemente che tutto
ciò che c’è di funzionale in una persona depressa, come in
qualunque persona, andrebbe mantenuto. Il secondo principio dice che se qualcosa funziona dovresti farlo di più. Su questo ci torniamo tra un attimo perché vorrei prima parlare del terzo principio. Il terzo dice appunto che se qualcosa non funziona dovresti fare qualcosa di diverso. Sapendo che le azioni del nostro paziente sono una parte
significativa di ciò che mantiene in vita questo stato, parte del nostro intervento dovrebbe andare proprio in una direzione precisa. Identificare ciò che non funziona e fargli fare qualcosa di diverso. Questo è esattamente quello che Michael Yapko, massimo esperto di terapia breve per la  depressione a livello internazionale fa.

 

La prossima settimana farò un altro video sulla terapia breve per la depressione dove andrò proprio nello specifico. Vedremo cioè tre comportamenti tipicamente disfunzionali che mette in atto la persona depressa e che la mantengono nella depressione. Se riusciamo a fargli fare qualcosa di diverso scardiniamo ciò che mantiene la depressione. Ma come?

 

Nell’ottica di De Shazer questo può essere fatto facendo descrivere alla persona depressa
le cose che farà quando depressa non sarà più. Ricorda che più descriviamo ciò che possiamo fare o che potremmo fare, più è probabile che noi cominceremo a farlo. Vediamo come? Un esempio tipico della terapia breve centrata sulla soluzione e che puoi invitare la persona a descrivere il futuro desiderato tramite la miracle question, ma
non solo. Infatti puoi chiederle poi di mettere in atto alcune delle cose che ha descritto, magari lasciandole scegliere a lei. Ma in tutto questo, che fine ha fatto il secondo principio di De Shazer? Il secondo principio dice che se una cosa funziona devi farla di più, e questo è importante in
due modi: innanzitutto perché se tu proponi al paziente di fare certe cose, che ha descritto magari nella miracle question, e
queste funzionano, lo fanno stare meglio, è bene insistere, chiedergli di farle di più; e inoltre se già nella descrizione del futuro, di come sarà il suo futuro quando non sarà più depresso, descrive delle cose che già sta facendo adesso, eh l’indicazione da dare sarebbe semplice: devi indurlo a continuare a farle, a continuare a fare quelle cose che già sta facendo, anche se c’è un anchese.

 

Anche se conta ovviamente molto il “come” lo dici. La comunicazione col paziente depresso è molto importante, però questo sarà oggetto di un altro video che vedrai tra due settimane. Intanto spero di averti dato delle linee guida generali. Perché ho deciso di
dedicare una serie di video continuativi sulla depressione? Perché già, come dicevo nel video della precedente settimana, la depressione sarà un problema sempre più invalidante, sempre più presente con cui ci confronteremo sempre di più noi come psicologi, e dobbiamo essere pronti. Come forse già sai, proprio a ottobre, il 2 e il 3, ho invitato esattamente Michael Yapko a tenere un workshop online sulla depressione. Sarà completamente tradotto in italiano, saranno due mezze giornate e sarà molto pratico. Per info visita www.istitutoicnos.it e scopri come iscriverti, e
intanto che aspetti il video della prossima settimana su i tre meccanismi che mantengono la depressione, puoi cominciare a chiederti…

… cosa vorresti nel tuo futuro?

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