A volte mi sembra incredibile, incredibile come persone diverse possano far riferimento a un evento simile in modo identico ed è così per il rimuginio ossessivo.

Un sacco di persone che ho visto quando me ne parlano lo descrivono proprio così: “bom bom bom bom bom”.

Questo gesto, con questo modo, con questo martellamento, con questo suono.

Ma come si dissolve il dubbio patologico? Come si risolve questo “bom bom”?

Innanzitutto diamo una definizione: si chiama rimugino ossessivo o dubbio patologico?

Si tratta praticamente della stessa cosa, anche se il termine rimuginio, che è il più utilizzato, è anche più generale mentre il termine dubbio fa proprio riferimento all’aspetto dubitativo che spesso assume, però in realtà può avere tante forme.

Un’infinita catena di botte e risposte, un iper-razionalizzazione con cui si cerca di separare i granelli di sabbia di una spiaggia, o un’auto giudizio colpevolizzante che sabota, inquisisce, perseguita costantemente la persona.

Di fatto in tutte queste forme, e altre, la costante è questa: la persona è vittima del proprio pensiero che la tiene in ostaggio e la strappa alla realtà quotidiana.

Mi spiego meglio: la persona è costantemente nei suoi pensieri, pensa continuamente, in ogni spazio libero della sua giornata.

Anzi, c’è di peggio: il peggio è che spesso uno spazio libero non ce l’ha proprio più perché è riempito soffocato dal pensiero costante interminabile.

E anche qui c’è di peggio.

Il peggio sono due esiti piuttosto comuni di questo problema se perdura troppo a lungo, vissuti dalla persona con angoscia.

Il primo esito è la dissociazione: vissuta in termini di depersonalizzazione o derealizzazione, non la devi confondere con un disturbo dissociativo a sé stante ma come un sintomo dissociativo causato proprio dall’essere immersi costantemente all’interno della propria testa.

Ed è importante fare questa distinzione.

Sì, perché prima di scomodare altre cause, magari dei traumi, oppure utilizzare dei farmaci inutilmente, dobbiamo considerare che la persona vive costantemente in questo pensare, in questo stato di dissociazione dovuto dal pensare e quindi non da altro.

E poi, però, c’è la seconda problematica.

La seconda problematica, il secondo esito, è la depressione.

Immagino che sai che cerca il 90-95% delle depressioni è reattive, secondarie a qualcos’altro quindi avrete già capito perché la depressione.

Perché la depressione: la depressione è un esito del rimuginio perché se stai tutto il giorno,, tutti i giorni a pensare, rimuginare e magari non avere più altro lo spazio per i tuoi pensieri, sfido io a non cadere all’interno della depressione.

Pensaci un attimo: a parte il senso di tormento e di angoscia, non è raro che chi si perde nei suoi pensieri si perde la vita.

Nel senso che se va bene finisce per non viversi più i momenti belli perché completamente coperti dal pensare e se va male finisce proprio per non vivere più: lascia il lavoro, smette di uscire, termina le relazioni.

Praticamente sei un naufrago perso nell’oceano dei tuoi pensieri.

Ma come si risolve tutto questo?

Innanzitutto parliamo dei farmaci: sono efficaci?

Ni! C’è da dire che in alcune situazioni, esistenti anche se meno comuni, sono fondamentali.

Sono situazioni in cui il pensare è così devastante, invadente, come una diga rotta che vomita milioni di ettolitri di pensieri di fronte ai quali la persona si sente impotente.

In questi casi il farmaco si rivela quasi fondamentale, ma c’è un ma: nella mia esperienza ti puoi rendere conto che il farmaco è fondamentale in queste situazioni di fronte a due evenienze.

1) se la persona ha ridotto quasi completamente, o magari completamente, le sue attività tanto che da mattina a sera non fa praticamente più nient’altro se non pensare

2) se in 3-4 sedute non ci sono cambiamenti di alcun genere nonostante tu abbia usato delle tecniche, o comunque abbia lavorato d’attacco proprio su il problema a questo punto può essere utile anche il farmaco.

E qui arriviamo al dunque: cosa fare? quali sono le tecniche da utilizzare, il lavoro da utilizzare?

C’è già un video dove ho parlato di una tecnica che puoi utilizzare: la tecnica dello schiocco.

La trovo utilissima e generalmente è la mia prima scelta per due motivi: uno, è una tecnica semplicissima e sai che io parto sempre dalle cose più semplici e comunque non ne parlo altrove perché trovi tutta una spiegazione proprio nel video “La tecnica dello schiocco”; numero 2, perché se vai proprio a vedere la letteratura sui rimuginii ossessivi, ti rendi conto che le tecniche di distrazione e/o che vanno direttamente a bloccare quei comportamenti che alimentano, il pensiero sono proprio quelle più utilizzate.

Ma se la tecnica dello schiocco non dovesse funzionare, che si fa?

Si scrive!

Qualche settimana fa ho parlato in un altro video della tecnica dello scrivere i traumi, risolvere i traumi scrivendoli.

Ecco è simile ma diversa.

Anche qui devi chiedere alla persona di scrivere i suoi pensieri anziché pensarli, però lo deve fare in un modo particolare, è il come che fa la differenza: non deve essere, infatti, un diario serale ma una vera e propria costante applicazione alla scrittura.

In parole semplici: anziché pensare, la persona deve scrivere.

Hai presente quei pensieri che la persona ha costantemente? Ecco, anziché pensarli li deve buttare su carta.

Semplice? Eh, non tanto!

La tecnica della scrittura in sé è semplice perché devi scrivere pensieri su carta, non ci vuole molto, però devi prendere alcuni accorgimenti.

Te ne dico 3:
1) la struttura è fondamentale. Non basta chiedere al tuo paziente di scrivere, devi chiedergli di scrivere costantemente. Questo è uno di quei problemi in cui devi scrivere, scrivere, scrivere, devi farlo costantemente, devi bloccare questo corto circuito del pensare che porta a nuovi pensieri quindi la costanza è tutto.

Un buon metodo è quello di chiedere alla persona di farlo in una struttura particolare, cioè di scrivere ogni ora cinque minuti.

Poi, quando inizi a vedere dei miglioramenti, nelle sedute successive gli dici di farlo ogni due ore, poi ogni tre ore, poi ogni quattro ore, e così via fino al bisogno.

2) scrivi carta e penna. Una serie di studi mostrano che i processi cognitivi coinvolti nello scrivere in carta e penna sono diversi o sono processati in modo diverso rispetto allo scrivere in digitale.

Quindi devi chiedere alla persona di portarsi con sé un taccuino, un’agenda, dei fogli, quello che le pare, però l’importante è che lo fa carta e penna.

Peraltro, essendo più lenta come scrittura rispetto a quella digitale, questo aiuta anche a rallentare il flusso dei pensieri.

numero 3) non rileggere. Le tecnica funziona per varie ragioni: distrae, blocca l’attenzione del pensare, rende certi contenuti più consapevoli, aiuta a modificare certe credenze.

Tuttavia il processo disfunzionale è proprio quello di utilizzare il pensiero, anzi il pensare, per affrontare o risolvere certi problemi.

Quindi, secondo te, se poi rileggi quello che hai scritto che cosa succede?

Succede proprio che vai a nutrire di nuovo quel processo disfunzionale, a rimetterti in testa quei pensieri che avevi gettato su carta.

Video super lungo, che sicuramente va approfondito con altri argomenti, però spero di aver dato qualcosa di utile.

Magari ce ne faccio altri di video, quindi per questo ti dico di cliccare sull’attivazione delle notifiche per sapere quando usciranno, però intanto spero ti abbia dato qualche spunto interessante per aiutare il tuo cliente…

…a non pensarci più.

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