Come faccio a sapere quando le cose in terapia non vanno e, soprattutto, come faccio ad aggiustare la rotta?

C’è una cosa di cui gli psicologi hanno sempre fame: le tecniche.

Nel mio video “La tecnica non è niente” ho provato a ridimensionarne la portata, ma la verità è che comunque sempre ci danno un senso di sicurezza.

E non so noi, eh, anche ai nostri clienti.

Tuttavia, seppure la tecnica va ridimensionata, ti può aiutare a capire l’andamento della terapia e ad aggiustare la rotta, non pensi?

Riflettici un secondo: in che modo risponde il paziente alla tecnica?

Se ti poni questa domanda puoi ricavarne un sacco di informazioni utili: può infatti darti delle idee su come funziona quel problema per quella persona.

Immagina un cliente psicotico: puoi provare a chiedergli di compilare ogni giorno un quaderno dei “deliri” o di raccontarli ogni sera di fronte alla famiglia.

Se queste due tecniche, apparentemente semplici, fanno sgonfiare il problema potresti pensare di escludere, o quantomeno di ridimensionare, la portata di cause organiche del problema.

Pensiamo anche ad un altro caso: suggerisci alla persona di pensare a come potrebbe peggiorare il suo problema e gli chiedi di farlo proprio durante la seduta.

Cosa può succedere?

Ad esempio che la persona non riesce in questo compito o che ha serie difficoltà.

Allora forse è inutile dare la tecnica come compito a casa, e altre tecniche che percorrono la stessa linea.

Se invece risponde prontamente e si accorge di che cosa sta facendo di disfunzionale, allora potrebbe voler dire che ha una buona capacità di analisi e puoi testare se ha anche una buona capacità di mettere in atto dei blocchi di quelle azioni.

Oppure hai pensato a questo modo di vedere tecnica anche in ottica solutions focus?

Se durante la seduta chiedi alla persona di raccontarti il giorno dopo “il miracolo”, e questa lo fa con parsimonia di dettagli, magari anche con svogliatezza, potrebbe significare due cose:
uno che magari c’è un problema di motivazione o di definizione dell’obiettivo;
due che forse quel metodo potrebbe non rivelarsi essere il più adatto.

Ma facciamo un esempio anche più specifico: puoi chiedere alla persona cosa farà nei giorni dopo il miracolo, cioè una volta risolto il suo problema.

Se ti risponde che non farà un bel niente di diverso, beh hai delle importanti informazioni da considerare: dice così perché non si sente in grado? Magari perché ritiene che non è lei a dover cambiare? O di nuovo l’obiettivo stabilito non è quello giusto e importante per lei.

Insomma il punto è che alcune tecniche sono considerate degli standard per certi problemi, per certi disturbi psicologici, quindi vuoi utilizzare sempre quelle, ma c’è un “ma”: i disturbi psicologici non sono entità materiali come i virus o gli organi.

Questo fa una grande differenza, possono sembrare la stessa cosa ma essere fortemente diversi l’uno dall’altro.

Vuoi un esempio dilagante?

Bene, allora parliamo della depressione.

Nel 90% dei casi la depressione è reattiva. Cosa significa?

Significa che è secondaria qualcosa, cioè una reazione a qualcosa.

Ed è molto diverso se reagiamo in modo depressivo all’isolamento da pandemia, alla perdita del lavoro, o alla morte di nostro figlio.

Ma se questo esempio non ti ancora del tutto convinto di quanto uno stesso problema possa essere molto diverso di persona in persona, ti posso fare un esempio ancora più tecnico: secondo il DSM 5, ci devono essere almeno cinque criteri su nove per diagnosticare il disturbo depressivo maggiore.

Cinque criteri su 9, vuol dire che in me magari ce ne possono essere 5, in te ce ne possono essere uno di quelli che io e altri quattro che io non ho.

Ora, se le mie nozioni di calcolo combinatorio non sono così arrugginite, ci sono almeno 126 possibili combinazioni diverse, 126 possibili forme di depressione diversa con 5 di quei nove criteri.

Ho semplificato, varrebbe la pena fare qualche considerazione aggiuntiva su questo, ma l’idea di base è questa: finché rimarremo incollati all’idea che il nostro è un lavoro da tecnici, la tecnica diverrà il nostro lavoro, e non so quanto sia efficace.

Quindi cominciamo a pensare che la tecnica non può essere lo standard, ma rimane un valido strumento di valutazione.

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…metti la tecnica al tuo servizio.

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