Ok ragazzi: questo è il futuro.

Sono anni che sto seguendo e studiando questo trend e finalmente ci faccio un video dedicato.

È fondamentale mettere in discussione tutto ciò che sapete sulla psicoterapia, su tutte le psicoterapie comprese le Terapie Brevi.

Sintetizzando in 3 punti:

Uno, negli ultimi quarant’anni l’efficacia della psicoterapia non è aumentata.
C’è chi dice che la psicoterapia semplicemente ha raggiunto il suo limite, che più di così non si può fare, e chi invece è in disaccordo.

Numero due, da alcuni decenni, in particolare gli ultimi due-tre, si è iniziato a studiare con più insistenza l’influenza dei feedback sugli esiti della psicoterapia, praticamente il feedback del paziente a cui si chiede come sta andando la terapia per poter aggiustare la rotta.
Ovviamente non è così semplice.

E punto 3, sono nati tutta una serie di strumenti per poter fare questo in una maniera oggettiva.
In generale si parla di “routine outcome monitoring” o di “feedback informed treatment”, che si può tradurre come “monitoraggio continuo dei risultati” o “trattamenti informati dai feedback”.

Dopo anni su ricerche manuali e libri, come questo per esempio, mi ero deciso ad andare a Chicago dove Scott Miller, che ho recentemente intervistato, tiene il suo corso sul feedback informed treatment di tre giorni.

Poi è arrivato il covid e, ovviamente, ho rimandato tutto fino a quest’anno dove ho partecipato alla edizione online, costosissima però vabbè.

Ora rispondiamo a due domande:
a) come funziona?
b) perché è il futuro?

Miller usa due strumenti: la “outcome rating scale” e la “session rating scales”.

Sono semplicissimi, si tratta di due scale con quattro righe di 10 centimetri l’uno.

La “ors”, la outcome rating scale, misura per punto l’outcome, cioè il risultato.

La dai alla persona all’inizio della seduta e le chiedi di valutare come sono andate le cose nell’ultima settimana, o comunque dall’ultimo incontro.

Ci vogliono trenta secondi, carta e penna per mettere le X su queste righe, e un minuto circa per lo scoring, che è proprio la misura con il righello del punto in cui è arrivato, e la somma delle 4, dei 4 punti.

La “srs”, la session rating scales, misura per l’appunto come è andata la sessione, la seduta.

Nello specifico misura l’alleanza terapeutica.

Si somministra fine seduta e si chiede proprio di valutare com’è andata la seduta, anche qui quattro elementi, sono per esempio se il terapeuta è stato aderente all’obiettivo che avevi per la seduta, oppure se il metodo utilizzato si confà al modo in cui vorresti fare terapia.

Qui arriviamo alla parte interessante: con lo scoring tu metti su un asse cartesiano sia il risultato della somma dei quattro punti dell’ors, sia il risultato della somma dei quattro punti della session rating scale.

Ecco, facciamo un esempio: vedi per esempio questo grafico quanto è carino?

Vediamo un po’ se si vede…dove sei…

Eccolo qua!
Vedi questa linea nera è la outcome rating scale, che la persona all’inizio si era data un 20, poi nella seduta successiva è peggiorata e poi nelle sedute dopo è migliorata.

Questa qui, invece, alta è l’andamento dell’alleanza terapeutica che in prima seduta era bassa, ma poi il terapeuta è riuscito a migliorare, andare meglio, qua c’è stato un leggero declino.

Ovviamente ragazzi, non c’è neanche bisogno di chiederlo, le scale sono state ultra validate anche con validità concorrente, con altri strumenti analoghi e, anche, sono state validate da una serie di enti istituzionali, come l’American Psychological Association, tanto per dirne una.

Ma perché sono fondamentali?

Eh, per una grande quantità di ragioni, a dire il vero!

Per prima cosa, ti permettono di valutare come sono andate le cose, come stanno andando le cose appunto.

“Ma non posso farlo da solo a voce chiedendolo al paziente?”, chiederà il terapeuta.

Eh, no. Perché, come spiegavo anche nel video “La realtà della psicoterapia”, è stato dimostrato sperimentalmente che è la percezione dei terapeuti di valutare l’andamento della psicoterapia, di valutare per esempio i casi di deterioramento, di drop out, è davvero inaffidabile.

Abbiamo bisogno di strumenti di valutazione oggettiva, intesa in questo senso “non soggettiva”, cioè che vanno al di là di di noi, dell’occhiometro.

Come seconda cosa, poi, capendo come vanno le cose, vedendo in particolare in quali aree ci sono dei problemi, puoi aggiustare la rotta.

Lo scopo, infatti, non è tanto quello di mettere i puntini e poi aggiungerli sul grafico e vedere “ah ho fatto una curva” così, ma è quello chiedere al paziente, subito dopo aver compilato i quattro punti, “ah, qui mi hai dato un punto negativo sull’alleanza rispetto all’altra volta, cosa è successo? Posso cambiare qualcosa? Cosa ne pensi?”, oppure dire “ok, vedo che qui il benessere individuale nella outcome ratingscale è più basso rispetto agli altri, come mai, cosa succede? C’è qualcosa di cui vuoi parlare in quest’area?” e così via.

C’è un cliente con cui parlo, con cui utilizzo questa scala, che viene per un problema di amaxofobia, che si dà dei voti sempre, insomma non sono dei voti ma delle valutazioni, sempre molto bassi in alcuni aspetti come ad esempio quelli familiari, e però ogni volta dice “non c’entra nulla la terapia, c’entra la mia famiglia, che non è la cosa per cui io vengo qui in terapia. Io voglio risolvere i miei problemi di guida della macchina” quindi ogni volta mi da questo e ogni volta mi spiega che se parlassimo della famiglia e dei problemi in famiglia abbandonerebbe la terapia perché non è il suo obiettivo.

Al terzo posto qui abbiamo una cosa fantastica e cioè che chi utilizza questo, questi strumenti, che chi ne fa ricerca si è basato su decine di migliaia di casi, decine di migliaia di casi ragazzi e in alcuni casi anche centinaia di migliaia, per creare delle traiettorie dell’andamento della terapia.

Cioè hanno creato delle traiettorie standard che ti dicono di volta in volta in base al punteggio, per esempio iniziale, dato all’outcome rating scale, quindi ai risultati in primissima seduta, quale potrebbe essere la traiettoria tipica di quel paziente e ti potrebbe anche dire, poi andando avanti nelle sedute, se c’è effettivamente un rischio di blocco, di successo, che non è un rischio ma è una cosa che desideriamo, un drop out o un rischio suicidio.

Ovviamente ragazzi non è una sfera di cristallo, nessuno ce l’ha, però è un ottimo ausilio sapere che quella traiettoria potrebbe finire in un drop out o in un rischio suicidio, oppure che state andando probabilmente bene.

Noi come Italian Center for Single Session Therapy abbiamo già iniziato a implementare il feedback informated treatment all’interno della nostra scuola di specializzazione in psicoterapie brevi sistemico strategiche e abbiamo anche iniziato a fare delle formazioni per enti esterni che ce la stanno richiedendo, come ASL per esempio o centri clinici.

È il futuro ragazzi perché non si tratta più di suggerire un modello dicendo questo è il migliore in assoluto al mondo, ma di usare uno strumento trans teorico che, a prescindere al modello utilizzi che ovviamente sarà sempre uno in cui formarti, ti permette di migliorare l’efficacia dello stesso.

“Flavio mo ti tocca cambiare il nome al canale e le Terapie Brevi sono finite?”

Se una cosa l’ho imparata in questi anni è che i miracoli non esistono nemmeno se usi la Miracle Question.

Capiamoci bene: il “fit” è uno strumento nuovo ed eccezionale, se sentite Scott Miller nell’intervista che dovrebbe uscire adesso a maggio ve ne renderete conto, però nonostante anche quello che dice Scott o quello che è scritto nei libri eccetera ci sono ancora tanti punti interrogativi che rimangono aperti e non solo rispetto ad esso.

Anche la questione “fattori comuni” e di covalenza delle psicoterapie, che ovviamente si ricollega un po’ a questo discorso e che sapete quanto mi sta a cuore, ha comunque degli interrogativi a cui va data risposta.

Ne parlerò ancora, quindi avrete ancora modo di sentirne parlare all’interno di questo canale e di vedere le sue implicazioni del fit, dei fattori comuni, dell’equivalenza delle psicoterapie e del ruolo delle Terapie Brevi in tutto questo.

Che dire, spero sia stato interessante, ne riparlerò senz’altro quindi attiva le notifiche per vedere dei nuovi video sull’argomento e che dire…

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