Una donna si presenta da Milton Erickson agitata e tormentata da una terribile ossessione: immagina di accoltellare violentemente suo figlio.

Erickson è uno psichiatra ed è noto per le sue formidabili capacità di ipnosi, ma la donna non vuole prendere farmaci e non vuole fare ipnoterapia. Erickson allora comincia a parlare, e chiede alla donna se sa chi è suo figlio, se sa quanti anni ha, e se sa che cos’è un coltello. La donna lo guarda un po’ disorientata: certo che sa chi è suo figlio e,   naturalmente, sa quanti anni ha.

Invece sul “sapere cosa sia un coltello” è un po’ disorientata, non sa bene che cosa intenda, ma Erickson utilizza questo momento, questa sospensione, questa distrazione della coscienza, per iniziare a parlare   approfonditamente di coltelli, del fatto che esistono numerose varietà di coltelli, con cui si possono fare numerose cose diverse, e del fatto che, in effetti, si possono trovare numerosi, diversi modi per accoltellare qualcuno.

La donna a quel punto chiede: “Ma…devo accoltellarlo?” Erickson dice di non saperlo ma, ancora una volta, si lancia in una lunga descrizione: stavolta parla di dove potrebbe trovarsi il figlio quando è a casa, al piano di sopra, al piano di sotto, in questa o in quella stanza, e poi si lancia di nuovo in una lunga argomentazione delle parti del corpo in cui potrebbe essere accoltellato.

La seduta va avanti così per diverse ore, fino a che la donna si dice finalmente, strano, calma e tranquilla e decide di tornare a casa. Il giorno dopo torna da Erickson, dice che l’ossessione è sparita e si sente pronta ad affrontare i suoi sentimenti verso il figlio e verso il marito.

Caso fantastico, ripreso dal libro “An uncommon casebook” di O’Hanlon e Hexum, dove ci sono tutti casi di Erickson descritti con dovizia di particolari.
Ed Erickson era effettivamente fenomenale, benché questa “fenomenalità” non sia da prendere alla leggera. Sentendo e leggendo casi simili, infatti, non dobbiamo pensare che quello che faceva Erickson era facile, che basta fare quello che faceva lui quando qualcuno ci porta un contenuto simile. Ma, se volessimo limitarci ad analizzare il lavoro del mago del deserto, potremmo trovare una serie di elementi interessanti: innanzitutto, come per la maggior parte dei casi di Erickson che ci sono pervenuti, si è trattato di una seduta singola, ma particolare. Perché il sintomo è stato affrontato e, pare, superato in una sola seduta, ma poi sono state fatte altre sedute per affrontare un altro tema.

Questo è interessante perché mostra una peculiarità delle Terapie Brevi: cioè ci sono delle situazioni in cui tutto ciò che serve è semplicemente aiutare la persona a sbarazzarsi del sintomo, e altre in cui questo invece è soltanto il preambolo a qualcos’altro. Non si dà per scontato che lo sia, ma può esserlo, però di questo parlerò in un altro video.

Cosa fa qui Erickson per aiutare la donna a liberarsi del sintomo? È interessante notare come l’intervento possa essere letto da più punti di vista: uno è quello della tecnica di utilizzazione, che però spiega il processo, non il fine. Erickson, infatti, utilizza proprio il pensiero ossessivo della donna, ricalcando nelle sue modalità con lei e con il discorso con lei, andando proprio ad analizzare i coltelli, i modi di utilizzarli per accoltellare qualcuno, eccetera. Però, se ci pensi, questo non ci dice come tale modalità di intervento sia stata d’aiuto per lei.

Prendendo a prestito gli studi miei e di Michael Hoyt sulle 9 Logiche sottostanti gli interventi di Terapie Brevi, potremmo dire che Erickson sembra seguire proprio la logica “dell’incrementare per ridurre”. Va, cioè, ad aumentare il pensiero ossessivo della donna per portarlo, potremmo dire, al suo collasso. Per capire un pochino meglio cosa intendo, puoi vederti il mio video su “La logica dell’incrementare per ridurre”, oppure leggerti l’articolo che ho scritto con Michael Hoyt per il Journal of Systemic Therapies, però c’è comunque un’interessante osservazione che possiamo già fare: Erickson fa una seduta di diverse ore, che è ben diverso dal parlare delle ossessioni della donna per dieci/venti/trenta minuti di una sessione di un’ora.

Questa è una delle cose di cui parlavo in un altro video, che si chiama proprio “Milton Erickson era ericksoniano?”, per distinguere le differenze proprio tra Milton Erickson stesso, e chi applica i metodi di Milton Erickson. Da un altro punto di vista, prendendo il costrutto delle tentate soluzioni disfunzionali della Terapia Strategica, potremmo proprio dire che Erickson fa cadere proprio una tentata soluzione: il fatto di parlare per ore dell’ossessione significa proprio fare l’esatto opposto di quello che probabilmente supponiamo che la donna facesse, cioè cercare di scacciare quel pensiero. E, secondo O’Hanlon e Hexum, in questo tipo di intervento c’è proprio un vero effetto di ristrutturazione, se non proprio una vera e propria ristrutturazione durante la seduta.

Insomma un caso interessante che può essere analizzato da più punti di vista traendo degli spunti pratici per la propria pratica.
D’altronde Erickson è a mio parere una fonte di studi necessaria e indispensabile per chi voglia praticare le Terapie Brevi, e ritengo che andrebbe decisamente studiato…

…in modo ossessivo.

 

 

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