La scorsa settimana abbiamo parlato dell’alleanza terapeutica, e oggi capiamo come poterla migliorare. Abbiamo visto, grazie al buon Norcross, che l’alleanza terapeutica è fondamentale per incrementare l’efficacia di una psicoterapia, ma abbiamo anche capito che dobbiamo dire di che cosa si tratta quando parliamo di alleanza terapeutica, altrimenti che cosa andiamo a fare per migliorarla?

Quindi oggi vediamo quattro componenti dell’alleanza terapeutica su cui possiamo andare a lavorare direttamente in maniera operativa per poter migliorare l’efficacia della terapia. Stando a quanto dice la ricerca scientifica, il primo elemento su cui possiamo andare a lavorare per migliorare l’ alleanza terapeutica è l’accordo sugli obiettivi, i significati o gli scopi del trattamento. In pratica tu e il tuo cliente dovete essere d’accordo sulla meta da raggiungere con la psicoterapia. Neanche a dirlo, se tu vuoi andare a destra e la tua cliente vuole andare a sinistra, di certo non percorrerete la stessa strada.

Se tu pensi che vuoi lavorare, bisogna lavorare sul rapporto con il padre mentre lei pensa che vuole lavorare sul rapporto con il compagno… beh sicuramente avete un problema, quantomeno a livello di alleanza. Il secondo elemento riguarda di nuovo l’accordo ma su mezzi e metodi utilizzati.

Questo momento dà voce a due considerazioni: la prima è che tu potresti dire al tuo cliente che effettivamente lavorare sul rapporto con suo padre, con la figura paterna, la aiuterà a migliorare il rapporto con il compagno; ma se lei non è d’accordo con questo modo di lavorare, allora tanti saluti. Puoi star là a dirle quanto ti pare che la tua teoria dimostra in modo inequivocabile che le due cose sono collegate e che il lavoro su uno migliorerà anche l’altro, ma lei non la vedrà così! In altri termini la teoria della cliente non si accorderà con la tua, e prima o poi la psicoterapia si bloccherà.

L’altra considerazione riguarda più in generale i metodi utilizzati. Magari per aiutare la tua cliente a migliorare il rapporto con il compagno utilizzerai il ipnosi o un approccio corporeo, o il training autogeno, l’interpretazione dei sogni o delle tecniche paradossali, ma se quella ritiene che il metodo che sei utilizzando non sia adeguato, che non faccia per lei, e non è sufficiente, o semplicemente che non ha senso, di nuovo ci sarà un problema nell’alleanza. Il terzo elemento riguarda l’accordo sul ruolo del terapeuta, ed è un po’ meno immediato da spiegare. Semplificando: diciamo che ogni cliente ha un’idea di come dovrebbe essere il terapeuta. Non è detto che ne sia consapevole del tutto o in parte, però c’è una certa aspettativa.

Per come dovrebbe essere intendo delle qualità internazionali o personali se vuoi, però con ricadute sulla relazione tra te e il tuo cliente.

Come deve essere il terapeuta secondo il cliente? Caldo, empatico, genuino, che indichi strategie precise, che lasci parlare tanto, che dia spazio alle sue fantasie?In parte come vedi ha a che fare con i due punti precedenti, in parte se ne distacca.

D’altronde stiamo parlando di elementi che fanno parte dello stesso insieme, quindi è ovvio che abbiano delle similarità. Anche qui, se non è d’accordo, se ad esempio tu sei uno estremamente direttivo, invece la tua cliente è una che vuole guidare lei la terapia… avrai un problema.

E l’ultimo punto che un po’ li collega tutti insieme e ti dà anche la soluzione per ognuno dei problemi che si possono venire a crearsi in essi, è l’accordarsi con le preferenze del cliente. Se fin qui tu hai pensato “Io sono l’esperto, io ho studiato psicopatologia, io conosco la teoria e la tecnica che permette al paziente di cambiare in meglio, quindi il cliente si deve adattare” hai sbagliato.

Tu sei sicuramente l’esperto del processo del cambiamento, ma, proprio in quanto tale, dovresti sapere che se non ti accordi con le preferenze del cliente, il cambiamento sarà molto duro da ottenere. In realtà noi terapeuti siamo fantastici, siamo capacissimi di aggiustarci poi questa cosa, parlando della resistenza del cliente, ovvero ci diciamo “non è che sono io che non mi so accordare con il cliente, è che il cliente resiste!”.

Il che comunque, l’accordarsi, non vuol dire minimamente “dì di sì ad ogni cosa che il cliente propone o dice”.

Una difficolta del nostro lavoro poi in effetti è proprio qui, perché sappiamo, almeno in teoria, che cosa va fatto ma non possiamo imporlo. E non tanto per questioni etiche, è importantissimo ovviamente, ma è proprio il fatto che non puoi proprio imporre qualcosa su una persona, per quanto pensi che possa essere utile. E per altro è proprio per il fatto che tu la imporrai che lei se la vivrà come un’imposizione e non sarà utile.

Quindi devi essere capace di fare l’equilibrista. Devi seguire i tuoi obiettivi, i tuoi metodi, il tuo stile, ma devi anche sapere accordarli in funzione di chi hai di fronte. Video lunghissimo, penso che Alessio mi sarà grato per il fatto che l’ho diviso in due parti, da d’altronde l’alleanza è un argomento talmente importante che non possiamo liquidarlo in due parole…
…siamo d’accordo?

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