Durante i miei primi anni da psicoterapeuta mi resi conto di una cosa importante: alcune persone tendevano ad iniziare le sedute  successive alla prima dicendo che non c’erano stati dei miglioramenti, o addirittura che c’erano stati dei peggioramenti. Solo che quando andavo ad indagare meglio mi accorgevo che non era così.

Il terapeuta di base vorrebbe che i propri assistiti stessero sempre bene, peraltro, secondo me, i colleghi più bravi sono quelli che di fronte ad un peggioramento, o ad una stasi del cliente si chiedono che cosa possono fare di meglio, che cosa stanno facendo di sbagliato, anziché addossare la colpa al cliente.

Però è indubbio che ci possono essere tanti motivi per cui una persona torna dicendo che non ci sono dei miglioramenti o, addirittura, che ci sono dei peggioramenti, e a quel punto cosa fare?

Senza pretese di esaustività provo a dare qualche idea, poi magari se vuoi ne parli nei commenti qui sotto, oppure puoi entrare nel nostro gruppo Facebook “Terapie Brevi”, dove ogni giorno parliamo di argomenti di questo genere.

Dunque, la prima cosa che ti consiglio di fare con una persona che torna con un peggioramento o con nessun miglioramento è quella di
avere una rispettosa curiosità. Nei primi periodi della mia professione, di fronte ad una dichiarazione di peggioramento, rimanevo spesso molto dispiaciuto, però mi rendevo anche conto che non era raro che, nel corso della seduta, la persona mi portasse tutta una serie di miglioramenti, magari a volte buttandoli anche lì in modo apparentemente casuale.

Ecco, da psicologo, conosci sicuramente l’euristica della disponibilità e il relativo bias: spesso la persona ti riporta i contenuti
immediatamente accessibili alla mente e non è raro che, per varie ragioni, possano essere quelli peggiori.

Questo deve farti riflettere anche su una cosa importante: il modo in cui porrai la prima domanda della seduta determinerà i
contenuti a cui la persona accederà più facilmente.

Se ti chiedessi “Come vanno le cose?” implicitamente ti sto chiedendo di dirmi se vanno bene o male, questo farà sì che nella tua mente si affaccino i contenuti relativi alla risposta “va bene” e quelli relativi alla risposta “va male”, e ci possono essere tante ragioni per cui i secondi possano essere più facilmente disponibili rispetto ai primi.

Se, invece, come prima domanda io ti domandassi: “Quali segni di miglioramento hai notato in queste settimane?” è molto più probabile che alla tua mente si affaccino per prima cosa, o in maniera più disponibile, quei contenuti che fanno riferimento alle cose che, nelle scorse settimane, sono andate bene.

Attenzione, non è che questo significhi che questo tipo di domanda porta inevitabilmente a trovare i segni di miglioramento, però diciamo che rende più probabile che ciò accada.

Detto questo, se una persona ti porta dei segni di peggioramento o di stasi, la prima cosa che ti invito a fare, appunto, è andare ad avere una rispettosa curiosità. Non contraddire la sua affermazione, ma indaga meglio per vedere se, da qualche parte, qualche aspetto di miglioramento c’è stato.

Un secondo passo, in parte collegato al precedente, è quello di andare a vedere diverse aree della sua vita: spesso la persona tenderà a parlati con più facilità di certe aree della sua vita, magari più significative, o magari correlate al problema e che, effettivamente, potrebbero non aver avuto dei miglioramenti. Indagandone altre, però, potreste scoprire che là le cose non sono peggiorate, magari sono addirittura migliorate, e allora potreste andare a capire come ha fatto.

Un altro passo è quello di andare ad indagare il punto di vista degli altri: non è raro che io domandi ai miei clienti “Se io chiedessi a tua moglie, a tua figlia, a tuo marito, ai tuoi colleghi, ai tuoi amici, quali segni di miglioramento loro hanno notato, che cosa mi direbbero?”

La ricerca in psicologia ci ha infatti detto che assumere il punto di vista degli altri cambia il punto di vista.

Se non sbaglio ne parla anche Cialdini nel suo “Pre-suasione”, dove mi pare che, proprio in questo libro, citi il fatto che assumere i punti di vista degli altri facilita l’assunzione di contenuti, l’accessibilità di idee, di ragionamenti, di osservazioni che invece non sono così facilmente accessibili da altri punti di vista.

E se questi tre passi non hanno portato a nulla, potresti chiederti perché non ci sono stati dei miglioramenti. In particolare dovresti indagare se la persona ha fatto qualcosa ma non ci sono stati miglioramenti o non ha fatto nulla in direzione di un miglioramento.

Immagina una persona depressa che dal vostro ultimo incontro è stata tutto il tempo chiusa in casa, o una persona con un problema alimentare che non ha curato in nessun modo la propria dieta: in questi casi puoi andare a lavorare in modo più specifico su questi aspetti e, passo ulteriore, se gli avevi dato un compito, indaga se l’ha fatto oppure no. Nel caso in cui non l’avesse fatto, potrebbe essere quello il motivo per cui non c’è stato un miglioramento. A quel punto potresti chiederti se non l’ha fatto perché non lo riteneva utile, o perché non l’ha capito, oppure perché lo ha fatto in maniera incompleta o errata, tutti aspetti su cui poi potrai andare ad agire.

Una cosa ulteriore è andare a chiederti se c’è un problema di motivazione. Nella nuova edizione di “Terapia a Seduta Singola”, oltre a rivedere un pochino di refusi e piccoli errori, abbiamo aggiunto un piccolo paragrafo su alcune cose da fare per massimizzare ulteriormente l’efficacia di ogni singola seduta, e una di queste è proprio andare a vedere se c’è un problema di motivazione.

Non è raro, infatti, che la persona venga per un problema, ma debba prima trovare la giusta motivazione per affrontarlo.  Il discorso è ampio, magari ci faccio proprio un video ad hoc, però quello che ti invito a fare è proprio andare a vedere se c’è la motivazione giusta per fare il lavoro terapeutico.

Ultima cosa che mi viene in mente, ma sicuramente non l’ultima che puoi fare se la persona torna dicendoti che non ci sono segni di miglioramento o che ci sono dei peggioramenti, è andare ad indagare se il problema o l’obiettivo sono stati definiti bene.

Ho registrato diversi video sull’argomento, quindi te li puoi andare a cercare magari associando nella ricerca Youtube il mio nome con la parola “obiettivo” o “problema” e vedere un pochino meglio di che cosa si tratta. Il succo è che se “Obiettivo” e “Problema” non sono stati definiti bene è facile che la persona torni senza un miglioramento perché state andando o nella direzione sbagliata o state trattando il problema sbagliato.

Ecco qua, il video è lunghissimo però poteva essere molto più lungo, dato l’argomento. Dimmi un po cosa ne pensi, scrivi un po i commenti qui sotto oppure nel nostro gruppo Facebook “Terapie Brevi”, e dimmi se nelle tue prossime sedute avrai notato…

…dei segni di miglioramento.

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