Jack ha 42 anni, una bella moglie, Kirsten, due bellissimi figli Jessica e Tom di 5 e 2 anni, e una profonda depressione.

Un venerdì aveva deciso di andare a prendere la moglie al lavoro, ma sul ritorno, sulla strada del ritorno a casa, perde il controllo della macchina finisce fuori strada e provoca un grave incidente.

Jack si era fatto giusto qualche escoriazione perché per fortuna il lato del conducente aveva l’air bag, ma il lato del passeggero no. Kirsten era sopravvissuta, aveva battuto violentemente la testa perdendo subito conoscenza e, pur essendo sopravvissuta, aveva però riportato dei gravi danni e delle compromissioni anche a livello motorio.

Ci vuole un mese di terapia intensiva e tre operazioni chirurgiche prima che Kirsten possa essere gradualmente dimessa dall’ospedale e possa ricominciare, sempre gradualmente e non totalmente, a riprendere le proprie funzionalità motorie.

Jack si occupa dei figli in modo devoto ma, quando Kirsten torna a casa, inizia la sua depressione. Dopo mesi di inappetenza, insonnia, anedonia e tristezza e, dopo numerose visite con psichiatri e numerosi farmaci presi, viene convinto a fare una psicoterapia e si rivolge a Moshe Talmon, il padre della Terapia a Seduta Singola.

Talmon ascolta attentamente Jack, i suoi sentimenti negativi, il suo senso di colpa, la sua disperazione per essere stato causa di quell’incidente e la sua sfiducia verso la psicoterapia, che per Jack è
poco più che una perdita di tempo.

Lo ascolta attentamente dicevamo, poi fa una pausa e gli dice una cosa che lo lascia di stucco: “Sei evidentemente depresso, Jack” gli dice Talmon “E a me sembra che tu ti senta in questo modo
perché sei un marito e un padre altamente responsabile, devoto e amorevole. Sai poi tu hai deciso di venire qui e questo è un atto di coraggio sia perché hai deciso di affrontare i tuoi fallimenti, i tuoi sentimenti negativi, i tuoi sensi di colpa e questo già non è facile di per se, in più lo è ancora di più per te perchè, sai, hai già provato la terapia e hai visto che non ha funzionato. Sai a questo punto mi sembra che tu possa riconoscere, da quello che dici, il fatto che nessuno di noi è perfetto, tantomeno tu, e penso che, ora che ti sei preso la responsabilità di quello che è successo, tu possa tornare a essere quello che sei sempre stato: un padre e un genitore amorevole, responsabile e dedito. In più penso che quell’incidente adesso ti farà contemplare anche un’altra cosa il fatto che, essendo tu e tua moglie ancora vivi, questa è una fortuna per lei, per loro e per te e penso che, a questo punto, tu vorrai rinnovare il tuo impegno ad essere nei loro confronti un padre e un genitore dedito, responsabile e premuroso.”

Jack si sorprende tutte queste parole perchè, dice a Talmon, pensava che il terapeuta lo avrebbe rimproverato di buttarsi giù e non riprendersi, oppure che sarebbe andato all’origine del trauma, oppure a lavorare sui suoi problemi inconsci.

Quel singolo incontro fu sufficiente, Jack tornò velocemente ad essere quello di una volta e i sintomi depressivi, che duravano ormai da più di sei mesi, altrettanto velocemente scomparvero.

Nella spiegazione del caso, illustrato nelle prime pagine di “Single-Session Solutions” di Moshe Talmon, l’autore spiega che ha usato sostanzialmente un’intervento di ristrutturazione, andando a ridefinire la depressione, il comportamento depressivo, come l’espressione di un comportamento amorevole, di dedizione e di responsabilità.

 

Il caso è interessante per tanti motivi:

innanzitutto è un altro esempio di come un singolo incontro possa essere spesso sufficiente, e questo, peraltro, ha diverse implicazioni: ad esempio Talmon avrebbe potuto spendere i primi incontri a cercare di fare una diagnosi, peraltro con una persona già molto sfiduciata verso la terapia, e questo avrebbe potuto contribuire a un drop-out. Attenzione non voglio dire che la
diagnosi non serve, anzi, però sono sempre più gli autori e i clinici che ravvisano la necessità di ripensarla o di ripensarne in particolare il momento.Ad esempio in questo momento noi stiamo proprio lavorando con un centro di ascolto per adolescenti di un’asl che vuole una formazione in Terapia a Seduta Singola e li stiamo proprio aiutando a ripensare l’intero processo terapeutico, anziché partire subito con due-tre incontri di diagnosi e valutazione, che spesso, soprattutto negli adolescenti, possono sfociare in un drop-out, stiamo implementando, come primo incontro, proprio una Terapia a Seduta Singola che possa essere un momento tanto valutativo quanto di intervento.

Un secondo punto che emerge dal caso è l’utilizzo, da parte di Talmon, del sistema rappresentazionale del paziente: da un lato l’autore evita in qualunque modo, sia diretto che indiretto, di dire al paziente che il suo modo di percepire è sbagliato, oppure che le sue credenze sono errate o disfunzionali. Raccoglie invece il modo in cui la persona si racconta, per aiutarla a dargli un nuovo significato, sempre all’interno del suo modo di raccontarsi, quindi del suo sistema di rappresentazione, e questo, come dicevo già in altri video, spesso è il modo migliore per avere un cambiamento veloce.

E un terzo elemento interessante è che Talmon non prescrive dei comportamenti, ma dei significati. Facendo Terapia Breve non è raro ch’io dia delle prescrizioni, come dicevo già in un altro video, dove dicevo proprio il perché è importante dare i compiti, però la prescrizione deve essere proprio al servizio del significato e non fine a se stessa.

Talmon non dà potere a una tecnica particolare che in qualche modo curi il problema, non è la tecnica a curare il problema, cerca piuttosto di capire quali sono i valori della persona, cosa per lei è giusto o sbagliato, quelli che sono i suoi significati e quello che conta davvero per lei. In questo modo la “cura” risiederà nell’ascoltare attentamente quello che dice la persona, rimanendo sulle sue parole, sulla superficie direbbe De Shazer, in modo da usare i suoi stessi significati per permettere a lei di vedere le stesse cose…

…sotto una nuova luce.

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