È arrivata una persona, avete iniziato a fare il lavoro, e il problema infine si è sbloccato. E ora?

Giorgio Nardone parla di una fase della Terapia Strategica di “consolidamento”, che serve appunto a consolidare i risultati.

Partiamo dall’inizio, però, abbiamo detto che il problema si è sbloccato. Ma che significa?

Se usassimo il vocabolario della Terapia Strategica, che è una forma di Terapia Breve, potremmo dire che si è arrivati al punto in cui la persona ha smesso di mettere in atto le tentate soluzioni che mantenevano in vita il problema. Se invece volessimo usare il costrutto di esperienza emozionale correttiva di Franz Alexander, che è usato sempre nella Terapia Strategica ma anche in tante altre terapie, potremmo dire che la persona ha fatto per l’appunto un’esperienza capace di cambiare le sue percezioni, la sua percezione delle cose, e di conseguenza i comportamenti disfunzionali connessi.

O in termini più generici, se vogliamo più
vicini alle narrazioni della solution-focused, potremmo dire che, dando molto più credito a quello che ci racconta il paziente, quest’ultimo ci sta dicendo che il problema per lui non è più un  problema, o comunque non è più così invalidante.

Insomma “sbloccare il problema” potrebbe indicare quella situazione in cui terapeuta e cliente valutano che ci sia stato un cambiamento significativo nella struttura del processo, forse del  problema stesso. Per dirla con le parole di Bateson: “Una differenza che fa la differenza”.

E adesso?

Adesso il cambiamento va consolidato, cioè va fatto si che venga mantenuto nel tempo e ampliato. Immagina che viene da te una persona che deve controllare tutti i giorni, per un numero prestabilito di volte, che gas e finestre siano chiusi. Anche poche sedute si può sbloccare questo problema in Terapia Breve, però dopo averlo fatto bisogna per l’appunto consolidare il risultato.

Bisogna far sì, cioè, che questo cambiamento continui a mantenersi nel tempo ed eventualmente, se necessario, che si amplifichi ad altre situazioni. Cioè nelle settimane, eventualmente nei mesi successivi, dovrai portare la persona a continuare a mantenere questo risultato, a metterlo in atto, verificarlo sempre di più, ed eventualmente anche in altre situazioni che erano marginali, non riguardavano inizialmente il cuore del problema.

Ecco, qui c’è un punto chiave della Terapia Breve in sé: cioè che la fase di consolidamento potrebbe durare anche più della fase iniziale in cui si sblocca il problema, settimane a volte, anche mesi, addirittura potrebbe anche durare un anno o poco più.

Ma c’è una differenza rispetto altri tipi di terapie. Nel momento in cui si sblocca il problema, generalmente dopo le prime tre-quattro-cinque sedute, nella maggior parte dei casi ovviamente, si vede la persona ogni 15 giorni tipicamente, poi anche qui ci si adatta. Ma dopo lo sblocco del problema, nella fase di consolidamento, si inizia anche ad aumentare lo spazio, a vedere la persona ogni tre settimane, ogni mese, ogni mese e mezzo, ogni tre mesi, quattro mesi e così via. Si possono fare dieci sedute nel corso di un intero anno.

Altra cosa, visto che ci siamo, fare Terapia Breve non significa “oh mio dio devo metterci 10 sedute altrimenti sono un terapeuta breve mediocre”. Significa adottare delle concezioni  epistemologiche e teoriche precise che vanno a influenzare la pratica, cioè quello che farai, in seduta, e come lo farai.

È questa pratica, partita da queste concezioni, che ti permette di far si che la terapia duri poche sedute, spesso meno di dieci e raramente oltre le venti. Poi, in alcuni casi, potrebbero anche servire più di venti sedute e non fa niente. Se stai continuando a seguire questa pratica, queste concezioni, stai continuando a fare Terapia Breve.

Per esempio la differenza nel mio modo, particolare quantomeno, di fare Terapia Breve è che se io non vedo cambiamenti per tre-quattro sedute consecutive, indipendentemente dalla fase di Terapia in cui mi trovo, alzo le mani, ovviamente prima ne parlo un attimo col cliente, e dico che mi fermo lì  se vedo che non ci sono margini di miglioramento, perché, secondo le concezioni che sto seguendo io e la pratica che ne deriva, se ci sono tre-quattro sedute senza nessun miglioramento mi sto perdendo qualcosa io e probabilmente ci sono poche possibilità che  facendo altre sedute il problema, io, riesca ad aiutare a sbloccarlo.

Ok! Torniamo però alla fase di consolidamento. Se hai visto i miei video sulla comunicazione in psicoterapia, in particolare video come “Il linguaggio suggestivo in terapia breve”, capirai cosa intende Nardone quando dice che in questa fase di consolidamento il linguaggio si fa via via sempre meno suggestivo. Si passa cioè sempre di più ad usare un linguaggio analitico e razionale- descrittivo che permetta alla persona di arrivare proprio a capire quali sono stati, quali erano i meccanismi che mantenevano, in particolare, in vita il problema e quelli che, invece, sono virtuosi, quei comportamenti che la stanno aiutando ad uscirne sempre di più e appunto mantenere i risultati ottenuti.

Questo si fa perché così la persona capisce proprio quali sono i comportamenti che dovrà continuare a mettere in atto, e quelli che dovrà evitare d’ora in poi, poi sempre più automaticamente, di attuare.

Normalmente insomma restituirai competenze alla persona, mettendola in grado di far sì che il problema non si ripresenti e che sia sempre più in grado di…

…andare avanti con le sue gambe.

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