Ci sono una serie di casi di tricotillomania che ho trattato usando lo scotch!

Ora, vanno fatte alcune premesse fondamentali: la prima è che so che alcuni non addetti ai lavori potrebbero vedere questo video e, come dico sempre, questo genere di video non è per voi, è pensato per psicologi fatti e finiti che non pensano che in un video di 5 o 6 minuti ci possono  essere tutte le informazioni, anzi possono prendere quelle che stanno qui e contestualizzarle, non pensano neanche che sia un approfondimento, anzi, pensano che da questo video poi arrivano a fare un approfondimento tramite altri canali, e non è tutto, perché in secondo luogo i suddetti addetti ai lavori sanno che la tricotillomania è un problema eterogeneo e questa è una cosa da considerare.

Ad esempio corre lungo un continuum che va dal giocare costantemente con i propri peli o capelli fino a strapparli ogni tanto, a strapparne tanti o arrivare a crearsi una vera e propria alopecia. A questo poi potremmo aggiungere la tricofagia cioé il mangiare i propri peli o i capelli e via dicendo.

Questa premessa mi sarà già costata il 50% degli utenti però è vitale. Ad esempio Duke e collaboratori nella loro systematic review del 2009 “Thricotillomania: a systematic review” identificano 3 sottotipi che devi tenere presenti.

1) La Tricotillomania ha esordio precoce, early onset, che in genere compare prima degli 8 anni e, nella maggioranza dei casi, non in tutti, se ne va senza bisogno di fare alcun intervento. Non in tutti perché in un 6% di casi invece c’è bisogno di fare una terapia perché continua fino all’età adulta, in  alcuni casi che ho visto effettivamente erano early onset, iniziati nell’infanzia della persona.

2) La tricotillomania automatica, cioè un giocare e strapparsi i capelli senza esserne coscienti, al di là dell’attenzione cosciente della persona, lo fai in automatico mentre sta facendo altro, e questo riguarda il 75% dei casi.

3) E alla fine c’è la tricotillomania focalizzata, che riguarda più o meno il 25% dei casi, ha esordio solitamente intorno all’adolescenza e dove la persona invece ha abbastanza alto il livello di consapevolezza di ciò che sta facendo.

Ecco caro psicologo, sei contento adesso di avere la tua bella classificazioncina?

Bene… buttala.

Si, perché lo stesso Duke dice che in realtà i sottotipi spesso si mixano tra di loro e i casi che vediamo sono più un mix di questi tre, e che alcuni hanno questa tensione crescente che li porta poi a strapparsi i capelli, mentre altri no…

Insomma devi studiare, volevi tutte le risposte all’interno di questo video? No, mi dispiace devi studiare, quindi chiudi subito youtube, vatti a stampare la ricerca di Duke e a studiare!

La terza premessa è che ora che ti spiegherò la tecnica dello scotch, se vogliamo chiamarla così, non è che potrai andare in giro a scocciare i tuoi pazienti. Ti invito invece a capire la logica che c’è sotto perché altrimenti saresti soltanto un professionista mediocre che si vede un video di 5 minuti e pensa di aver trovato la soluzione definitiva alla tricotillomania. Capisci da te quale sarebbe l’errore.

Insomma, che ci faccio con lo scotch? Prima di tutto quello che faccio in queste situazioni è un’accurata indagine del problema, di come funziona, e qui spesso trovo una cosa interessante: chiedendo in prestito la soluzione alla persona spesso ravviso che in molte c’è per l’appunto una mancanza di consapevolezza, cioè la persona si strappa i capelli senza rendersi conto di starlo facendo. Ora nei miei studi degli interventi che funziono più brevemente, ho visto sia nella letteratura in generale sia proprio nella systematic review di Duke, che uno dei modi migliori per contrastare la tricotillomania è quello di usare degli interventi di “habit reversal training”.

E che sono?

Semplificando al massimo si tratta di insegnare dei comportamenti che sono in contrasto, con il comportamento di tirarsi i peli, e qual è una delle cose più difficile da fare nel tirarsi i peli?

Farlo con i polpastrelli scocciati.

Alcune persone si tirano i peli o i capelli in luoghi o momenti precisi, altri invece lo fanno un po’ ovunque, quello che gli vai a chiedere è di portarsi con sé un rotolino di scotch e nel momento in cui si rendono conto di star strappandosi i capelli iniziare a mettersi lo scotch sui polpastrelli, generalmente su pollice e indice.

Qui però c’è una piccola nota: infatti come hai visto nei 3 sottotipi, alcuni ti puoi aspettare che riescono ad anticipare la cosa, cioè a rendersi conto che stanno per farlo, altri invece iniziano a farlo e dopo si rendono conto. Non fa niente, tu gli dirai che nel momento in cui ne diventano consapevoli si devono scocciare i due polpastrelli.

Ecco, ho usato questa tecnica appunto sfruttando la logica degli interventi di habit reversal training perché scocciarsi le dita da un lato renderà ovviamente praticamente impossibile strapparsi i capelli, ma dall’altro aumenterà la consapevolezza della persona sul comportamento che sta
mettendo in atto, e questo vuol dire che tutte le prossime volte ne sarà per l’appunto più consapevole. Questo da un lato rende il comportamento pressoché impossibile da attuare e dall’altro aumenta la consapevolezza della persona rispetto al suo comportamento, così che gradualmente diventa anche in grado di anticipare lo strapparsi i peli e i capelli.

Ora fai caso a una cosa: per quanto bizzarra e strana non è che ho ideato questa tecnica perché “me andava de fa così” o perché “me sentivo che poteva esse na tecnica utile”, no, ho studiato la letteratura, ho cercato di capire un pochino la logica e ho iniziato ad applicarla con le persone che vedevo a studio.

Il messaggio che ti voglio far passare è che non puoi andare in giro a scocciare le persone o a ideare delle tecniche perché te la senti, deve esserci sempre uno studio sistematico dietro che ti conduce ad adottare una certa logica o una certa strategia, inventare anche una certa tecnica per la persona specifica che hai di fronte.

Detto questo la tecnica è tutta qui, la tecnica, bada bene, ovviamente ci sono poi gli aspetti di relazione, di comunicazione, ma non li affronto in questo video.

Nella mia esperienza in poche sedute il comportamento tende a scomparire completamente o a ridursi notevolmente, Ovviamente bada bene una cosa, non sempre questo sarà l’intervento adatto per tutte le persone, o l’unico da applicare per tutte le persone, per l’appunto come dice per esempio Giorgio Nardone nell’intervista che gli ho fatto, c’è tutta la parte comunicativa e relazionale nonché l’originalità della persona da tenere in considerazione. Quindi assicurati di studiare abbastanza da saper padroneggiare problema e intervento, e da saper individuare come adattare quest’ultimo alla persona che hai di fronte, altrimenti il rischio sarà quello di rimanere appiccicato…

…a una tecnica.

 

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