Come si può trattare l’eiaculazione precoce con i marshmallows?

Lo scorso mese ho inaugurato questa nuova rubrica dove parlo dei casi di terapia breve con il video “l’uomo che non poteva resistere alla birra” oggi continuo con un caso tratto dall’esperienza di Michael Hoyt.

Se ricordo bene sentii questo caso proprio da Michael alla fine del nostro workshop in terapia a seduta singola, il primo in cui lo invitai a Roma, mentre parlavamo con dei colleghi. Ovviamente come dicevo nell’altro video l’idea è quella semplicemente di fare insieme delle riflessioni, anzi se poi vuoi aggiungere le tue mi fa molto piacere e le puoi mettere nei commenti qui sotto.

Comunque sia, il caso è più o meno così: nello studio di Michael arriva un ragazzo che soffre di eiaculazione precoce, dice che non riesce ad esistere durante l’atto sessuale più di alcuni secondi. Michael ci parla, si fa spiegare bene la situazione e poi gli chiede se gli piace il campeggio.

Gli fa questa domanda per un motivo particolare che ti dico più avanti, ma in tanto ti basti sapere che Michael gli fa questa domanda e il ragazzo risponde di sì. A quel punto Michael inizia a parlare del campeggio, gli chiede che cosa gli piace, e in particolare se abbia mai arrossito sul fuoco dei marshmallows.

Per chi non lo sapesse i marshmallows sono una sorta di caramelle gommose, una di quelle cose che a me sinceramente dà alla nausea, però negli States vanno tanto, in particolare in campeggio.
Avrai sicuramente visto qualche film americano o un cartone americano dove ci sono i ragazzi che durante un campeggio cuociono sul fuoco con delle stecchette di legno questi marshmallows e poi se li mangiano.

Il ragazzo ovviamente risponde di sì, che ha cotto dei marshmallows sul fuoco e Michael inizia una disquisizione sul come si cucinano i marshmallows sul fuoco. Devi sapere che il marshmallow si cucina in un modo particolare: non puoi metterlo dritto dentro al fuoco altrimenti finisce per bruciarsi, non puoi tenerlo neanche troppo a distanza altrimenti non ti potrai godere un marshmellow bello cotto, quello che devi fare, dice anche Michael, è metterlo un po’ dentro un po’ fuori, un po’ dentro un po’ fuori, e mai troppo fino in fondo dentro alla fiamma altrimenti rischia di bruciarsi, un po’ dentro un po’ fuori, quando vedi che si sta bruciando un po’ lo devi tenere fuori per un po’ e poi di nuovo un po’ dentro un po’ fuori, un po’ dentro un po’ fuori fino a quando non arrivi ad avere un marshmallow bello cotto e te lo puoi gustare, te lo puoi godere, magari anche con la tua ragazza.

Michael racconta che la discussione fini lì, il ragazzo gli disse che aveva capito e al follow up successivo non aveva più il problema. Il caso è un eccellente esempio di comunicazione indiretta, Michael Hoyt che è un estimatore della terapia Ericksoniana, utilizza un racconto per poter indicare al ragazzo come avere un rapporto sessuale adeguato, funzionale soprattutto senza fretta.

Il messaggio chiaro infatti era non bruciarti troppo in fretta, attendi, non avvicinarti troppo alla fiamma, ma trattieniti ad una giusta distanza.
L’idea dell’eiaculazione precoce dopotutto è spesso rappresentata da un cerino, cioè dall’idea di un qualcosa che brucia troppo in fretta.

Quindi la storia di come cucinare un marshmallow è stata un’ottima metafora di come avere un rapporto sessuale più rallentato, senza fretta, senza ansie, che non bruci troppo in fretta.

Ora ci sono alcune considerazioni da fare: innanzitutto non puoi utilizzare questa storia con i tuoi pazienti. a meno che non abbiano una grande familiarità con i marshmallows e con i campeggi, cosa che quanto ne so in Italia non va così tanto come in America.

Usare le storie in terapia è bellissimo ma la storia deve toccare la persona, deve sentire che è calzata su di lei, che è cucita sulla sua esperienza. In altre parole se con me usi delle metafore calcistiche, per quanto io sia italiano e per quanto mi piaccia dire che c’è solo un capitano..

Stai sbagliando strada!

A me del calcio interessa meno che del colore delle calze di Boris Johnson quindi probabilmente non è la metafora giusta con me. Poi in realtà non è necessariamente così,

1) Perché ci sono delle storie che hanno dei contenuti diciamo universali, generalizzabili un po’ da e a chiunque,

2) Perché comunque noi nelle storie proiettiamo degli aspetti di noi, delle parti di noi, dei significati che diamo noi alla storia.

Però bisognerebbe fare un video sull’uso e le implicazioni delle storie in psicoterapia che andrebbe troppo in là, sarebbero una serie di video, magari me ne occuperò in n altro momento.

Un’altra caratteristica di questo caso è che Michael Hoyt osservò che il ragazzo aveva un berretto o una spilla, non ricordo, con sopra il logo di un camping locale. Quello fu un ottimo indizio per fargli venire in mente l’idea di parlare dei marshmallows.

Il punto è che Michael aveva capito che quello era un tema per lui importante, se vieni con un berretto o con una spilla di qualcosa probabilmente è qualcosa che ti piace, che per te ha un certo valore.

Ora non è che se il tuo paziente viene senza berretto o spille sei spacciato, ti basta fargli delle domande, io spesso faccio delle domande rispetto al lavoro, chiedo che il lavoro fa la persona, anche e soprattutto per poter calzare tutta una serie di spiegazioni, metafore, storie o esempi su un’esperienza che tocca la persona, che la persona sentirà vicina.

Insomma caso molto interessante, un uso molto particolare delle metafore e del racconto di storie, a volte le storie sono molto utili in terapia e fanno buona parte della terapia, a volte no, a volte la storia che stai usando o le storie in generale non vanno bene per quel tipo di persona, a quel punto la regola però deve essere “non insistere”. Se la storia o l’uso di storie per quella persona non ti sta portando da nessuna parte, interrompi…

Fine della storia.

 

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