Ma in pratica come funziona la terapia breve?

Da quest’anno apro le porte al racconto di casi clinici di terapeuti brevi più o meno famosi.

L’idea è quella di raccontare dei casi clinici di terapie realmente avvenute per tirare fuori 2/3 riflessioni, ovviamente personali, che possono essere utili a chi fa la pratica di terapia breve.

E il primo caso ovviamente non può non essere che del grande Milton Erickson, il padre delle terapie brevi per come lo conosciamo oggi. Piccola nota: alcuni potrebbero chiedere delle caratteristiche molto specifiche richieste oggi per pubblicare su una review dei single case: dai dati socio economici e demografici del paziente, a l’esatte manovre utilizzate dalla terapeuta, fino agli strumenti utilizzati per la valutazione degli outcome.

Bene nella maggior parte dei nostri video tutte queste cose non ci saranno!

Lo scopo di questi video non sarà quello di presentare dei casi dal punto di vista scientifico impeccabilmente descritti, ma solo quello di narrare alcune storie terapeutiche, alcuni casi clinici per fare delle riflessioni e degli spunti che spero siano interessanti.

Il caso di oggi è descritto in “An Uncommon Casebook”, un libro tanto palloso quanto prezioso. È palloso perché è una raccolta di tutti i casi di Milton Erickson raccontati uno dopo l’altro senza il minimo commento, ed è prezioso perché è una raccolta di tutti i casi di Milton Erickson raccontati uno dopo l’altro senza il minimo commento!

Un uomo arriva da Erickson con un problema: non può fare a meno di fermarsi a bere una birra, o anche più di una, tutte le volte che passa di fronte a una birreria, un pub, o ad uno stand che vende birra. Il problema vero però è che ci passa davanti tutte le mattine mentre va al lavoro.

Immaginate quest’uomo che tutte le mattine prende, esce di casa per recarsi al lavoro, passa di fronte una birreria, si ferma, entra, beve, e dopo va a lavorare. Non è il massimo, ma la vera domanda è: perchè negli Stati Uniti le birrerie
sono aperte anche di mattina?

Il problema sembra dovuto all’incapacità di trattenersi, di fermarsi dal bere, qualcuno potrebbe parlare di una compulsione, di una mancata regolazione degli impulsi, di una dipendenza, come vi pare…

Erickson gli dà un compito semplice semplice: l’uomo deve fare per andare al lavoro un’altra strada che lo tenga lontano quanto basta dalle birrerie per non entrarci.

Stabilito il limite necessario all’uomo dove l’uomo ottiene il primo successo e riesce ad andare a lavoro senza entrare in birreria, i due cominciano a progettare dei percorsi mano a mano più vicini alle birrerie, gradualmente.

Alla fine l’uomo passa prima di fronte alla birreria ma sul lato opposto della strada, e infine ci passa proprio di fronte senza fermarsi più. Ecco, qui Erickson fa una cosa tipica del suo lavoro, del suo modo di fare terapia: i piccoli passi.

Nel mio lavoro di analisi delle logiche sottostanti gli interventi di terapie brevi ci sono proprio tutta una serie di tecniche e di interventi che ho racchiuso nella categoria, nella logica dei piccoli cambiamenti o dei piccoli passi come lo chiamavo prima.

Cosa fa in questo caso Milton Erickson?

Posto che non siamo nella sua testa, non potremmo mai saperlo definitivamente, possiamo immaginare che vuole creare gradualmente una consapevolezza nell’uomo che è capace di riuscire a resistere alla tentazione del bere.

Il mago del deserto come lo chiamavano all’epoca, faceva spesso questo: puntare alle risorse della persona. Difatti non è che gli dice ” guarda, secondo me ce la puoi fare, forza, daje”, e neanche usa un approccio moralistico, neanche usa delle tecniche dirette o indirette per dirgli che ce la può fare o per dirgli l’opposto: che il suo comportamento è sbagliato.

Non stenterei a credere che Milton Erickson abbia riconosciuto una forte motivazione all’interno dell’uomo, d’altronde era lì per un problema che riguardava soltanto lui, e abbia voluto  fargli vedere che era in grado di farcela attraverso l’esperienza.

Ecco, fare esperienza piuttosto che spiegare è un atto tipico delle terapie brevi: non ti dico cosa è giusto o sbagliato ma ti porto a fare delle cose in modo che sia tu stessa a rendertene conto e come dicevo l’avvicinamento graduale, i piccoli passi, i piccoli cambiamenti era un modo molto tipico di Erickson per fare questo:

Se puoi resistere a entrare in una birreria stando tre strade più in là dalla birreria stessa, forse potrai resistere anche stando due strade più là, e forse una strada più in là, e forse nella stessa strada ma dal lato opposto, e forse anche passandoci davanti alla birreria.

Questo è uno dei modi migliori più belli di fare terapia secondo me, aiutare la persona a rendersi conto che può farcela con le proprie forze, e che riuscire a superare un problema è solo…

…una questione di gradi.

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