Pensare che un cambiamento è già in atto è fondamentale.

La domanda che avrai in testa non sarà più “Cosa dobbiamo cambiare?” ma “Cosa sta già cambiando?”. Dovrai cioè indagare cosa sta funzionando nella vita della persona; che cosa sta già facendo – magari senza esserne consapevole – che può essere utile alla risoluzione del problema; quali sono delle leve/risorse che possono essere utilizzate, ecc.

Tu stesso come terapeuta cambi il tuo ruolo: da “clinico esperto di patologia” a “facilitatore dei processi di soluzione già in atto”. Come insegniamo nei nostri corsi, wuando la SFBT dice che l’esperto è il paziente intende, a mio parere, che devi guardare a lui per capire qual è il modo migliore per risolvere il problema.

Non significa, invece, come erroneamente si tende a pensare (errore però dovuto proprio dal dire “il cliente è l’esperto”), che sia lui a doverti dire cosa fare.

O meglio, questo è possibile, anzi, più che possibile! Chiedere alla persona “Secondo te?” può produrre risposte risolutive di incredibile valore.

L’errore sta però nel pensare che sia sempre così. In questi casi il terapeuta si trova una persona che non sa rispondere e rimane spiazzato: “Ma come, non era lei l’esperta?” Osserva. Ascolta. Chiedi. Senza saperlo, le persone possono dirti tutto ciò di cui hanno (avete) bisogno per riuscire a stare bene.