Questo titolo è la degna conclusione del libro di Magglé, rispecchiando appunto l’ultimo paragrafo del suo libro Psicoterapie brevi.

Fare “Terapia Breve” significa studiare costantemente i modi in cui si può ottenere un risultato in breve tempo.

L’osservazione che “tutti i terapeuti vogliono aiutare le persone in breve tempo”, fatta ad esempio in un interessante articolo di Paolo Migone (“Terapeuti brevi o terapeuti bravi?”), in realtà cade di fronte a questo fatto.

Tutti i terapeuti vogliono aiutare i propri pazienti in tempi brevi, certo. Ma quanti studiano e adottano tecniche, teorie ed epistemologie che gli consentano ciò?

Se di fronte ai risultati della Terapia Strategica (media di 7 sedute), della Terapia Breve Centrata sulla Soluzione (3-5 sedute), o addirittura ai risultati in una seduta tipici della Terapia a Seduta Singola – tutti approcci insegnati dall’Istituto ICNOS – decidiamo di liquidarli dicendo che “Non è ‘vera’ terapia”, o che “Lavorano solo sul sintomo”, o che “Sono solo per casi semplici”, dimostrando così di non averne approfondito gli studi (e di non aver nemmeno sfogliato i testi principali), giustificando in questo modo il nostro ritorno ad approcci di più lunga durata e, di conseguenza, giustificando essi stessi e appunto la loro durata, stiamo forse nascondendo la testa sotto la sabbia, non volendo prendere in considerazione corpus teorici e insiemi di studi e ricerche che rischierebbero di mettere in forte discussione ciò che abbiamo appreso negli anni e, ahimè, con grandi investimenti.

Ma è esattamente questo che fa il “terapeuta bravo”. E tuttavia, il “terapeuta breve”, dal canto suo, deve essere capace di non cadere nell’ossessione della brevità: non tutte le persone possono essere aiutate in 1, 3, 5, 7 o 10 incontri.

Se avrai sempre questa bussola con te, hai buone possibilità di diventare un bravo terapeuta breve.