Durante i miei quattro anni di
volontariato al centro di salute mentale

si presenta Daniel,
la prima cosa che gli chiedo,

la cosa che io non chiedo mai in prima seduta è: “Come va?”

e lui mi risponde: “Una merda”.

E aveva ragione, prendeva farmaci da quando aveva 10 anni, era finito in galera,

faceva continuamente a botte con la gente, non aveva un lavoro…

Sì in effetti non andava proprio bene.

E alla fine della seduta
gli dissi: “Sai hai ragione, ti va proprio una merda”,

e mi ricordo come mi guardò
stupito perché per la prima volta

non aveva un dottore che lo stava giudicando,
che gli stava dicendo che sbagliava a fare

a botte con le persone, aveva qualcuno
che ricalcando anche le sue stesse parole,

gli stava dicendo: “Hai ragione e
ti capisco”.

Di questo caso parlo anche

nel libro che non so dove sia finito
“Creative Therapy in Challenging Situations”.

Eccolo qua! Questo qui!

In questo caso ne ho parlato
anche nel video “Psicoterapia creativa” e

è un caso che mi permette di descrivere
una delle logiche di intervento sottostanti

gli interventi di terapia breve ed è quella del
“Rafforzare la relazione”.

Infatti nello studio delle tecniche di terapia breve
ho notato che alcune di esse sono fatte

proprio apposta per rafforzare la relazione, per consolidare l’alleanza con il paziente.

Per esempio mi pare che nel libro “Le prigioni del cibo”

Nardone, Verbitz e Milanese parlano di una tecnica che veniva data alle ragazze anoressiche,

una sorta di diario che dovevano tenere la sera in cui dovevano parlare proprio con il dottore,

immaginarsi che stanno con un dottore e scrivere “Caro Doc” e raccontargli tutto quanto.

Lo scopo, uno degli scopi di questa tecnica,

era proprio quello di creare una relazione
più forte con il terapeuta.

La logica “Rinforzare la relazione” secondo me è una delle più importanti

perché lo sai, senza relazione non si va da nessuna parte in psicoterapia,

curiosamente è anche l’unica che non ha
un effetto immediatamente terapeutico

cioè può avere un effetto terapeutico,
ovviamente consolidare la relazione con

il paziente, però sono degli interventi,
all’interno di questa logica,

ci sono degli interventi che il terapeuta mette in atto non con lo scopo

di produrre un effetto terapeutico. Poi ripeto, può anche avere un effetto terapeutico,

magari scrivere un diario può
effettivamente permettere di tirare

fuori delle emozioni e sbloccare
qualcosa e risolvere un problema, oppure

dire a una persona “Si hai ragione va di
merda” può creare quella che Franz Alexander

aveva chiamato una esperienza
emozionale correttiva basata sul fatto

che ti trovi di fronte una persona che
per la prima volta interagisce e si

relaziona con te in un modo diverso,
facendoti sentire in un modo diverso.

Però il punto è che appunto il terapeuta non
la mette in atto con l’obiettivo

di creare un effetto terapeutico, in più
penso che in questa logica rientrino

tutta una serie di interventi più che di
tecniche.

La differenza, ne parlavo con Michael Hoyt tempo fa, è che

mentre una tecnica è qualcosa di molto strutturato

che può avere anche una definizione verbale che rimane invariata

come per esempio nel video dove avevo parlato la settimana scorsa

della tecnica del “Se fai 1 fai 5”, un intervento è
qualcosa di più ampio che non ha

qualcosa di strutturato per esempio a
livello verbale, può essere riprodotta

in tante forme diverse.

Per esempio non direi che dire “Hai ragione ti va di merda” è una tecnica,

è più un intervento, una manovra verbale, una comunicazione

fatta con l’obiettivo di creare una
relazione più forte.

Comunque sia questi sono dettagli, la cosa che ti può interessare è che da un lato

la relazione, già lo sai, è fondamentale
all’interno della psicoterapia

e dall’altro che ho individuato tutta una
serie di tecniche, tutta una serie di interventi

che puoi mettere in atto che ti possono
servire proprio allo scopo di rendere più forte…

…la vostra relazione.

 

 

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