Una delle tecniche più importanti e più difficili è la “ristrutturazione”.
Nel testo di Megglé Le psicoterapie brevi, è tradotta come “rincorniciatura”, che preferisco, perché più vicino all’originale inglese “reframing” e capace di dare meglio l’idea di ciò che fai: non “ristrutturi” i significati della persona, gli dai una cornice diversa, un altro significato, cambiando la prospettiva ma non i suoi elementi (paradossalmente la struttura rimane la stessa), così come cambiando la cornice del quadro cambia il quadro stesso, che diviene più chiaro o più scuro, ha un tono più tetro o più allegro, ecc.
E Megglé ci dà una chiave per compiere rincorniciature di successo: devi partire dai significati della persona.
La ristrutturazione/rincorniciatura è una delle tecniche più importanti perché arriva al punto finale di ogni terapia: far cambiare significati. Che è un’attività quotidiana, avvenendo ad esempio quando un amico o la tua compagna ti danno un’interpretazione diversa di ciò che hai fatto o devi fare.
 “Sei stato così bravo in quella situazione, vuol dire che hai la stoffa per affrontare anche questa, non c’è motivo per avere paura.”
Eppure non basta che loro ci dicano questo (non sempre) per cambiare significato e non avere più paura. Questo per una serie di ragioni, ad esempio relazionali (CHI ce lo sta dicendo è importante – per questo lo psicologo non può essere un amico o un parente), o anche dialogiche (COME ce lo stanno dicendo). Ma anche legate alla nostra sfera di significati.
Non basta piazzare lì una nuova visione delle cose. Se vuoi che la persona l’accetti devi essere il più vicina possibile al suo modo di vedere le cose e contemporaneamente (farle) fare un passetto al di fuori.