Una delle domande più frequenti in terapia è questa: è meglio fare una terapia breve o una terapia lunga?

La domanda generalmente nasce da una questione epistemologica: per alcuni è meglio una terapia breve perché i problemi possono essere risolti in poche sedute, per altri i problemi hanno bisogno per forza di tante sedute per essere risolti, e quindi serve una terapia lunga.

A me personalmente sembra assurda oggi questa divisione manicheista. Si tratta di modi diversi di vedere l’uomo, quindi, data la sua complessità, non ha più senso dire che una è giusta e l’altra è sbagliata.

In altre parole, è assurdo pensare che una terapia breve o una terapia lunga possano andare sempre bene per qualunque situazione. Michael Hoyt nel suo Brief Psychotherapies dice, per esempio, che bisogna pensare alla terapia più adatta per quella persona, cioè, se cambia la persona o se cambia il problema, dovremmo poter cambiare anche la terapia. Tra l’altro di questo ho curato l’edizione italiana, Psicoterapie brevi: principi e pratiche, uscito per CISU Editore. Il fatto di poter passare da un modello all’altro di psicoterapia è anche il motivo per cui per esempio nella nostra scuola di specializzazione in psicoterapie brevi Icnos noi insegniamo quattro modelli di terapia breve, perché devi poter avere la possibilità di passare a uno o all’altro modello a seconda della necessità.

Quindi la risposta è: terapia breve e terapia lunga, a seconda di quello di cui hai bisogno sul momento.

Però il problema diventa: come fai a capire quando hai bisogno di una terapia breve e quando hai bisogno di una terapia più lunga? Volendo prendere a prestito il pensiero di David Malan, psicoterapeuta psicodinamico che si occupa molto della terapia breve psicodinamica, dovresti partire con l’unità di misura psicoterapeutica più breve: la seduta singola. Parti offrendo una singola seduta, e se quella seduta non dovesse risultare sufficiente, allora puoi pensare di proporre delle altre sedute, magari partendo con le logiche delle terapie brevi: piccoli step, obiettivi definiti, vai avanti per cambiamenti incrementali.

Se poi questo non dovesse essere sufficiente, vuol semplicemente dire che la persona ha bisogno di più incontri: a quel punto puoi aumentare gradualmente la complessità della terapia, oppure semplicemente renderti conto che stai andando bene per piccoli step, ma la persona ha semplicemente bisogno di più tempo.

Alla fine l’idea riprende le riflessioni di Nicolas Cummings, ex-presidente dell’American Psychological Association, sulla psicoterapia lungo il ciclo di vita: devi dare la possibilità a ogni persona di chiederti supporto per la necessità del momento, che sia per molte sessioni, per poche sedute o per il tocco leggero di un singolo incontro.

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